“Il debito pubblico italiano si avvicina ai 2.500 miliardi di euro. Come stimato dalla Banca d’Italia, infatti, al 31 dicembre del 2019, il debito delle amministrazioni pubbliche era pari a 2.409,2 miliardi, in aumento rispetto a fine 2018 quando ammontava a 2.380,6 miliardi. In valore percentuale del Pil, siamo a circa il 135,0%, un rapporto destinato ad aumentare nel 2020, a causa di un deficit previsto in aumento al 2,5%, al di sopra del 2,2% stimato dal Tesoro lo scorso ottobre.
La stagnazione economica, la crisi manifatturiera e il continuo ricorso all’aumento di spesa pubblica assistenzialista e improduttiva effettuato negli ultimi anni sono tutti fattori che concorrono a questa dinamica del debito. Se poi ci si aggiunge anche la sfittica crescita dell’inflazione, che riduce le variabili nominali, è facilmente intuibile il perché l’Italia sia l’unico paese dell’eurozona a non rispettare la condizione di sostenibilità del debito, che si ha quando l’onore per il suo servizio è superiore al tasso di crescita del Pil. Per invertire la rotta sarebbe necessario puntare sugli investimenti produttivi, sulle infrastrutture e, soprattutto, sullo sviluppo dell’impresa privata. Proprio questa, purtroppo, è la prima vittima della politica economica fallimentare adottata dagli ultimi due governi, tutta improntata a finanziare misure come il reddito di cittadinanza e quota 100 che, oltre a non aver comportato un solo euro di aumento del Pil, costano alle casse dello Stato oltre 15 miliardi di euro l’anno”.
Lo scrive in una nota Renato Brunetta, deputato e responsabile economico di Forza Italia.