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“Le persone, vero motore della ripartenza” – Oggi ospite di PwC Italia

 

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Pa, Brunetta: Sì a semplificazione, no smart working a priori. Servono 150 mila assunti l’anno

Milano, 12 apr. (LaPresse) – Semplificazione e digitalizzazione. La strada per il rilancio della Pubblica Amministrazione, secondo il neo padrone di casa Renato Brunetta, parte da questi concetti chiave.

In una discussione organizzata da PwC Italia, il ministro per la Pa indica le persone quali motore della ripartenza, ricalcando le parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che definisce la Pa come “il volto della Repubblica”. Brunetta delinea i primi passi da compiere: “Possiamo fare formazione ripristinando un sano turnover. Bisogna fare la rivoluzione che cambi completamente i paradigmi utilizzati negli ultimi 10 anni. Abbiamo la grande occasione di poter utilizzare 200 miliardi che l’Europa ci darà per ripartire con gli investimenti pubblici e privati e per reinvestire nel capitale umano”.

Partendo proprio dall’opportunità offerta dalle risorse europee in arrivo tramite il Recovery Fund, Brunetta spiega che il Governo è al lavoro per un’opera di semplificazione. “Sto preparando un decreto legge di semplificazione a 360 gradi che dovrebbe essere approvato entro questo mese, di accompagnamento al Pnnr”, afferma il ministro, perché “se il processo amministrativo non è semplificato, il flusso non lo attraversa. Stiamo parlando di un flusso digitale che deve essere veloce, non deve avere blocchi o sospensioni. E quindi il canale di attraversamento deve essere il più semplice possibile”. Ma la semplificazione non basta. “Per ripristinare un minimo di turnover serio, qualitativo e quantitativo, servono almeno 150.000 giovani all’anno”, aggiunge Brunetta. Semplificare significa tagliare i vincoli per potenziare il motore e la velocità, responsabilizzando gli interlocutori dei cittadini. Sarebbe un paradosso immettere capitale umano con regole vecchie, evidenzia il ministro.

Non è detto che il rilancio della Pa debba passare necessariamente per una delle trasformazioni più radicali introdotte in conseguenza del Covid nel mondo del lavoro, ovvero lo smart working. Sul punto Brunetta aggiunge: “La Pa utilizzerà lo smart working solo se migliorerà l’organizzazione del lavoro, l’efficienza del lavoro e aumenterà la soddisfazione dei clienti. Solo se queste tre cose contemporaneamente risiederanno nel nuovo processo amministrativo ci sarà smart working. Altrimenti si torna nel posto di lavoro”. Il ministro ricorda che la precedente amministrazione aveva introdotto delle quote di utilizzo per lo smart working nella Pa.

Arriva a stretto giro la replica di Fabiana Dadone: “La bugia che oggi umilia ulteriormente i dipendenti pubblici è quella di dire che attualmente lo smart working è vincolato a percentuali”. Precisa però in una nota il dipartimento della funzione pubblica: “I provvedimenti della ministra Dadone, tutt’ora vigenti, prevedono varie percentuali minime di lavoratori destinati allo smart working: il 50% per il periodo emergenziale e il 60% a regime per attività che il dirigente decide che possono essere svolte in lavoro agile (cosiddette ‘smartabili’). Se ora la ministra Dadone afferma che non esistono percentuali minime e che saranno i dirigenti a decidere in termini di miglioramento dell’efficienza, della produttività e della customer satisfaction, allora siamo perfettamente d’accordo”.

Fuori dalle polemiche, Brunetta comunque promette: “Voglio fare della Pubblica Amministrazione un grande catalizzatore della ripresa, del Recovery, che alleggerisca le regole sul mercato e che faccia funzionare meglio l’economia di mercato”.

 

 

Smart working nell’amministrazione solo se c’è efficienza

(ANSA) – ROMA, 12 APR – Per ripristinare il turn over pieno nella pubblica amministrazione bisognerebbe assumere 150.000 giovani l’anno: il ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta difende le nuove regole di reclutamento del personale pubblico dopo gli attacchi di questi giorni e sottolinea la necessità di svecchiare l’amministrazione e di immettere forze giovani in un Paese che ha “svilito e desertificato il proprio capitale umano pubblico” con anni di blocco del turn over.

In una conversazione nel corso dell’evento organizzato dalla società di consulenza Pwc: “Italia 2021: è tempo di ricostruire” Brunetta ha affrontato anche la questione smart working nella pubblica amministrazione chiarendo che il lavoro a distanza sarà utilizzato solo se migliora l’efficienza del sistema e se il consumatore finale, ovvero l’utilizzatore dei servizi pubblici, potrà essere comunque soddisfatto con questa nuova modalità di lavoro. E su questo c’è stato un botta e risposta con la ministra Dadone che ha affermato come da gennaio siano i dirigenti a stabilire quali sono le attività che possono essere svolte in smart e le persone che possono lavorare a distanza.

Sui concorsi resta alta la polemica dopo la pubblicazione del decreto 44/2021 che semplifica le procedure per il reclutamento del personale non dirigenziale valorizzando i titoli e prevedendo una sola prova scritta e una orale in videoconferenza che diventa “eventuale” in questa fase di emergenza. Sulla pagina Facebook del ministro ci sono centinaia di messaggi che chiedono di cambiare l’articolo 10 del decreto (quello che semplifica le procedure dei concorsi) e molte richieste di mantenimento della prova preselettiva”. Leggendo i social in questi giorni – ha detto Brunetta – avrete visto che c’è stata un’ondata di reazioni impaurite di giovani sulle cose che stiamo dicendo capitanati dai loro cattivi maestri”. Il riferimento è a un articolo dei giorni scorsi dell’ex presidente Inps, Tito Boeri che criticava le nuove regole. “Per ripristinare un minimo di turn over serio qualitativo e quantitativo- ha osservato Brunetta – ci vogliono 150.000 giovani l’anno”. La parte della nuova normativa che preoccupa molti giovani che scrivono contro le nuove regole è quella che riguarda la fase di valutazione dei titoli ai fini dell’ammissione alle successive fasi concorsuali. Questi e l’eventuale esperienza professionale, inclusi i titoli di servizio, si legge nel decreto “possono concorrere alla formazione del punteggio finale”. L’altra preoccupazione riguarda la sola eventualità della prova orale per i concorsi che si tengono nella fase di emergenza. “Il nostro Paese – ha detto Brunetta – ha svilito, desertificato il proprio capitale umano pubblico. Questa è l’Italia di oggi. Abbiamo una grande occasione con il Recovery, con i 200 miliardi che l’Europa ci dà per ripartire con gli investimenti pubblici e privati e per reinvestire nel capitale umano. Sto cambiando – ha spiegato parlando di una cosa “difficilissima” – le regole del gioco del reclutamento dei dipendenti pubblici. Se non cambi le regole del reclutamento non si può fare ricambio generazionale”.

Sullo smart working Brunetta ha detto che l’obiettivo deve essere comunque l’efficienza e che le modalità andranno disciplinate nei nuovi contratti di lavoro. “Ho dovuto vedere in giro degli sportelli – ha precisato – con su scritto: “chiuso per smart working”. Da lì sono partito per dare la risposta a questa tematica. Una forma di lavoro complessa che mette insieme stili di vita, organizzazione del lavoro, produttività, efficienza, eccetera con la customer satisfaction. Io ho detto ai miei che la pubblica amministrazione utilizzerà lo smart working solo se migliorerà l’organizzazione del lavoro, l’efficienza del lavoro e aumenterà la soddisfazione del cliente. Solo se queste tre cose ci saranno contemporaneamente nel nuovo processo organizzativo ci sarà lo smart working sennò no, si ritornerà sul posto di lavoro”.