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DEF: BRUNETTA, “VERO CAMBIO DI PASSO DEL GOVERNO, FINALMENTE SPRINT A INVESTIMENTI”

 

RB

 

“Con il Def 2021 approvato ieri in Consiglio dei ministri, su proposta del presidente Mario Draghi e del ministro Daniele Franco, il Governo esprime un deciso segnale di discontinuità rispetto al passato. L’elemento di assoluta novità nella programmazione finanziaria dell’Esecutivo è la forte preoccupazione per il rilancio dello sviluppo economico, visto come il principale antidoto in grado di contenere il rapporto deficit/Pil e mettere in sicurezza il Paese di fronte a possibili rischi di natura finanziaria. La variabile fondamentale di questo disegno sono gli investimenti, necessari non solo per far fronte al deficit di infrastrutture materiali e immateriali, ma per sostenere, con i suoi effetti moltiplicatori, la crescita del Pil”.

Lo sottolinea in una nota il ministro per la Pubblica amministrazione, Renato Brunetta.

“Il finanziamento principale dei progetti già previsti dal pacchetto Next Generation Eu è dato dai fondi messi a disposizione dall’Europa. Si tratta, com’è noto, dei 191,5 miliardi iniziali tra sovvenzioni e prestiti, cui si aggiungono altri 13,5 miliardi del React Eu. Al totale di 205 miliardi, con la decisione di ieri in Consiglio dei ministri sullo scostamento di bilancio, se ne sono aggiunti altri 30, per un totale complessivo di 235 miliardi, da spendere nell’arco di cinque anni (2022-2026). In teoria, quindi, la spesa per gli investimenti potrebbe aumentare di circa 50 miliardi all’anno, per un valore pari a circa il 3% del Pil 2020″.

“Non tutte queste somme sono certe”.

“La Commissione europea ha assegnato, finora, solo il 70% delle somme promesse. Il restante 30% verrà assegnato nel giugno del 2022, sulla base di parametri connessi all’evolversi della situazione economico-finanziaria di ciascun Paese. Basterebbe quindi questa circostanza per giustificare lo stanziamento aggiuntivo di 30 miliardi deciso dal Consiglio dei ministri”.

“Lo stanziamento aggiuntivo di 30 miliardi per il piano complementare di investimenti dal 2022 al 2026 risponde a due diverse finalità. Intanto accresce di quasi il 15% il plafond dei possibili investimenti rispetto agli stanziamenti europei, qualora la dotazione italiana non dovesse essere toccata dalle decisioni del giugno del prossimo anno. In secondo luogo, compenserebbe comunque eventuali possibili tagli, trasformandosi in tal caso in una sorta di ‘assicurazione preventiva’ al fine di garantire un livello di investimento coerente con l’esigenza di garantire un maggior tasso di crescita complessivo”.

“A tal fine è bene precisare che gli eventuali maggiori importi, stanziati a bilancio, peseranno sul deficit solo nel momento in cui le somme saranno erogate per far fronte agli investimenti realizzati. Al momento, infatti, gli stanziamenti annuali risulteranno soltanto in contabilità finanziaria, nei singoli capitoli di bilancio, al fine di ottenere dal Parlamento l’autorizzazione alla spesa. Nelle previsioni di cassa saranno invece contemplate solo quelle poste che si prevede possano essere spese nel corso dell’anno. Nella contabilità economica, quella sulla base della quale si calcola il deficit che rileva ai fini di Maastricht, saranno invece registrate solo sulla base degli stati di avanzamenti dei lavori, una volta che questi siano stati realizzati e saldati”.

Da qui la portata innovativa dell’intervento, che segna per Brunetta un fondamentale cambio di passo: “Sono state predisposte tutte le condizioni necessarie per sviluppare nel tempo quella politica di investimenti che mira ad accrescere il tasso di sviluppo dell’economia italiana, per venire incontro alle necessità di una società che vuole e deve voltare pagina rispetto a un passato segnato da un crescente sottosviluppo relativo nei confronti di tutti i Paesi dell’Ocse”.