Socialize

GERMANIA. Berlino urla per paura del passato. È una spia delle sue mire egemoniche

 
 

Muro

La semplice constatazione espressa da Silvio Berlusconi, senza alcuna malizia, e deformata rispetto al contesto, secondo cui permane in molti tedeschi il rifiuto di accettare la realtà dei lager, ha suscitato una reazione di tipo atomico. Si noti: la questione della “rimozione della colpa” ha suscitato per decenni dibattiti drammatici nei migliori intellettuali tedeschi, da Karl Jaspers a Jurgen Habermas a Gunter Grass.  È stata coniata una parola per descrivere il faticoso processo di superamento del complesso di colpa storico, Vergangenheitsbewältigung, nella prospettiva di un perdono di se stessi.

Come si spiega allora il fenomeno cui stiamo assistendo in queste ore, quello cioè dell’espansione progressiva e geometrica di dichiarazioni spregiative verso Silvio Berlusconi? Di certo, come direbbe Giovannino Guareschi, è molto istruttivo.

 

1)               La Germania esercita oggi, come mai prima in questo dopoguerra, un dispiegamento di potenza dissuasiva pauroso. Non sopporta alcuna allusione agli efferati crimini nati dalle sue pretese egemoniche del passato;

2)               Si studi la sequenza. È come se fosse partito un segnale, dopo di che, pena il timore di essere segnati sul libro nero di future ritorsioni, uno dopo l’altro si sono piazzati nel plotone di esecuzione contro Berlusconi personaggi grandi e piccoli di ogni nazione, popolo, Paese e schieramento;

3)               Questo rifiuto della critica in riferimento alla memoria è a sua volta un segnale pericoloso. Si pensi che, quando ancora la Germania era colpevolizzata universalmente, e i segni del sangue versato relativamente freschi, molti tedeschi già allora si rifiutavano non solo di prendere su di sé come popolo l’ignominia commessa, ma rifiutavano persino l’idea che fosse giusto perseguire i criminali nazisti;

4)               Questa percezione del pericolo immanente nella storia europea in presenza di una Germania troppo potente e incapace di assumersi pienamente la responsabilità dei propri errori, semmai scaricandoli su un piccolo pugno di assassini pazzi, è stata presente per molti anni nella parte più acuta dell’intellettualità europea antifascista. Ne è espressione la battuta del premio Nobel della letteratura, cattolico di sinistra,  François Mauriac: “Amo così tanto la Germania da preferire che ve ne siano due”;

5)                Nel 1965 circa metà dei tedeschi era favorevole a considerare ormai prescritti i crimini commessi dai nazisti;

6)                Willy Brandt, cancelliere socialdemocratico, nel 1970 si inchinò di fronte al monumento alle vittime dell’insurrezione del ghetto di Varsavia durante la visita ufficiale in Polonia. In Germania il suo gesto fu ritenuto eccessivo dal 48% della popolazione;

7)               Andreotti il 13 settembre del 1984, da ministro degli Esteri del governo Craxi, disse, applauditissimo, ad una Festa dell’Unità:  “Bisogna riconoscere che il pangermanesimo è qualcosa che deve essere superato”. L’ambasciatore italiano a Bonn fu immediatamente convocato dal ministro degli Esteri Genscher. Arrivarono 700 lettere di protesta all’ambasciata di Bonn. Nessuna voce si levò, al di fuori dalla Germania, per contestare Andreotti;

8)               Alla caduta del Muro di Berlino e in seguito alle prospettive di unificazione, Andreotti riprese il concetto, ripetendo testualmente la frase di Mauriac (“Amo talmente la Germania da preferire restino due”). In seguito con Mitterrand promosse il Trattato di Maastricht dove si inseriva a forza la Germania in un contesto europeo più vincolante per evitarne il furore egemonico;

9)               In un sondaggio del 2005 il 41% dei tedeschi ritiene ormai superata la questione della  Vergangenheitsbewältigung. Abbiamo pagato abbastanza;

10)         Segno di questo atteggiamento di progressiva smemoratezza, il rifiuto all’estradizione di vecchi criminali di guerra nazisti in Italia e l’archiviazione nel 2012 da parte della procura di Stoccarda  dell’inchiesta per la strage nazista di Sant’Anna di Stazzema, la località toscana in cui il 12 agosto 1944 furono massacrati 560 civili, tra cui donne e circa 100 bambini.

Di recente le rivelazioni di Snowden hanno messo in rilievo come gli Stati Uniti di Barack Obama individuino nella Germania di Angela Merkel un avversario strategico, individuando nella crescita della potenza tedesca un fattore di destabilizzazione dell’Europa e del crinale Est-Ovest.

Si rifletta dunque sul perché della durezza inusitata della reazione tedesca e di molte sue quinte colonne italiane e nell’area occidentale. Berlusconi, ponendosi come avversario dell’austerity e della conclamata egemonia tedesca, ha rivelato un mondo che provvidenzialmente oggi è venuto allo scoperto.

 

PER APPROFONDIMENTI, WWW.ILMATTINALE.IT

 

 

RENATO BRUNETTA