BERLUSCONI. Parla agli italiani, la sinistra e i grillini impauriti lo vogliono imbavagliare, confiscando la democrazia. Renzi, che parla tanto, dica una cosa seria e chiara sui diritti politici del suo principale contendente

- 1. Esiste un articolo della nostra Costituzione, che di numero fa 21: garantisce la libertà di pensiero e di opinione. “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”. Ancora. L’Italia ha sottoscritto nel 1950 la Convenzione europea dei diritti dell’uomo, che al numero 10, rafforza il concetto: “Ogni persona ha diritto alla libertà d’espressione. Tale diritto include la libertà d’opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche”.
“Tutti”, “ogni persona”. Non siamo riusciti, forse per nostra ignoranza, a rintracciare il sotto comma o il post scriptum che evidentemente qualcuno ha messo a disposizione dei giornalisti e di alcuni magistrati. Alludiamo a quello che dice: “Tutti, tranne ovviamente Silvio Berlusconi”.
In realtà non c’è. Non era ancora in attività Berlusconi a quei tempi, non aveva ancora fondato Forza Italia, altrimenti ci sarebbe. Si potrebbe pur sempre aggiungerlo nelle riforme che Renzi ha in animo di fare, ma intanto non c’è.
- 2. Avanti, cari parlamentari renziani e grillini, mettetevi d’accordo come avete fatto ieri, quando vi siete disposti a falange macedone per bocciare al Senato l’articolo di legge che introduceva la responsabilità civile dei magistrati. Che ci vuole? Avanti. Forza Bavaglio! Forza Repubblica delle Procure!
- 3. La nostra è ironia amarissima e ci viene male. Ma non abbiamo nessuna voglia di fare gli spiritosi su una questione serissima. Riguarda i diritti elementari di una persona, e già questo basterebbe per denunciare quel che sta accadendo. Interessa anche chi si sente rappresentato da quella persona e ne partecipa la pena e il senso di ingiustizia, e sono dieci milioni almeno. Ancora di più: interessa – dovrebbe interessare – tutti quelli che partecipano al gioco democratico e lo vogliono leale, altrimenti è nullo.
Sta accadendo che Silvio Berlusconi, leader di un grande movimento in lizza per le elezioni europee, è oggetto di indecenti minacce, volte a limitarne la libertà di critica politica, di giudizio storico, di valutazione che gli compete in quanto cittadino e in quanto presidente di partito.
- 4. Sia chiaro: la minaccia non viene in nessun modo dal Tribunale di Sorveglianza di Milano, che ha fissato le modalità di applicazione della pena nei termini a tutti noti. Il lavoro di deterrenza contro la libertà ha protagonisti molteplici, con la penna e con la toga. Consiste in una scandalosa operazione su commissione della sinistra renziana e della setta grillina per tirare i lembi delle toghe dei sopraccitati giudici per spingerli a rivedere la loro ordinanza. I più noti cronisti delle Procure si sono inventati che a Milano i magistrati di Sorveglianza si sono radunati per decidere se rinchiudere prima in carcere e poi ai domiciliari Silvio Berlusconi. L’accusa: aver parlato agli italiani facendo il suo mestiere di leader, e aver dato in realtà voce alla sua coscienza che è espressione di un sentimento assai più vasto.
Si dice da parte di costoro: Berlusconi non può denunciare l’esistenza di colpi di Stato ancorché “senza carri armati”, non può dichiarare di essere rimasto vittima di una sentenza ingiusta e mostruosa, né, considerandosi innocente, valutare quello che il buon senso di chiunque direbbe in vece sua, e cioè che non ha bisogno di alcuna “rieducazione”.
- 5. Dicono: è ammesso che si ritenga innocente, ma non può andare più in là. E perché mai? Mica è un’offesa ritenersi offeso di dover scontare una pena che non merita, qualunque essa fosse, magari persino di raccogliere roselline. Tanto più che tutto questo in Berlusconi non si è appalesato per nulla come disprezzo dei modi con cui la pena si applica: e cioè il servizio agli anziani bisognosi, che anzi intende svolgere – ha detto – “con umiltà”, “riconoscendo” la pena e pagando la multa. Un conto è riconoscere, un altro è definirla giusta. E questo spiega con chiarezza l’ordinanza del 15 aprile.
Certo, parlare di rieducazione nei suoi confronti è tecnicamente corretto e irreprensibile, quando è usato dal Tribunale di Sorveglianza, essendo previsto dalla Costituzione per il reo insieme al “senso di umanità” della pena (art. 27). Ma tutto questo è sottoponibile a critica come qualsiasi altro atto umano. E la cosa più contraria all’“umanità” della pena è la censura di pensieri e notizie. Come quelle che Berlusconi ha riferito, ad esempio, basandosi su testimonianze certe, a proposito di alcune trame che ne hanno determinato la caduta e l’ascesa successiva di Monti. Dice nulla ad esempio il nome di Alan Friedman?
- 6. A questo lavoro sporco di cronisti notoriamente portavoce delle Procure, si associano delle minacce che spaventano perché provengono da cariche istituzionali, addirittura di rango costituzionale.
Alludiamo qui a Michele Vietti, vicepresidente della Consiglio superiore della magistratura, il quale lancia un messaggio intimidatorio: “Chi pensa di far campagna elettorale utilizzando il Presidente della Repubblica scherza col fuoco”. Ci dia una definizione giuridica, visto che è del ramo, su “scherzare col fuoco”. Che fa? Gli manda i carabinieri? Per molto meno il Presidente Cossiga mandò i carabinieri fuori dal Palazzo dei Marescialli, quando il suo vice e gli altri membri del Csm invasero il territorio della politica. Se Vietti vede dei reati li denunci. Magari spiegando anche al magistrato competente come e a chi chiese i voti per arrivare dov’è arrivato dai banchi del Parlamento. Escludiamo parli di concerto con il Capo dello Stato.
- 7. Ci spieghi piuttosto, Vietti, perché non è stata aperta dal Csm una pratica a tutela dei giudici di Milano che hanno emesso l’ordinanza sulla “messa in prova” per le critiche subite dall’ex procuratore generale di Firenze, Beniamino Deidda, che sulla rivista ufficiale di Magistratura democratica di cui è direttore ha definito una “presa in giro” la pena del curare “i vecchini”. Scrive proprio così: vecchini. Con ben altro rispetto si è espresso Berlusconi verso questi anziani in gravi difficoltà. E non è mai una presa in giro occuparsi di loro.
- 8. Detto questo, si pone un gravissimo problema di libertà e di democrazia.
E tristi segnali arrivano in strana coincidenza dal governo Renzi. Il ministro della Giustizia Andrea Orlando ha nominato in una carica importantissima, quella di Capo Dipartimento degli Affari di Giustizia, Antonello Mura che tenne la requisitoria come sostituto procuratore generale dove chiese la conferma della condanna a Berlusconi per 4 anni. È di Magistratura indipendente, ma ha quella medaglia indimenticabile.
- 9. La Procura di Milano insiste perché non sia data alcuna deroga a Berlusconi per uscire dalla Lombardia a far comizi, anche se l’ordinanza ne prevedeva, su richiesta, la possibilità. Speriamo che questo parere e le varie pressioni all’opera non portino i giudici di sorveglianza a vanificare questa disponibilità.
10. La riforma della giustizia, come ben si comprende, è la riforma delle riforme. Se ci fosse stato bisogno di una prova ulteriore, eccola. Ma proprio di questo a un leader politico si vuole impedire di parlare in campagna elettorale. Inaccettabile. Se Renzi ha coscienza democratica si esprima con chiarezza. Parla tanto, dica almeno una cosa seria.
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