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RENZI. Tigre di carta, la sua mongolfiera casca giù. E Berlusconi non lo soccorrerà più. La politica dei due forni non regge più, dura minga

 

ELEZIONI: NELLA TANA DEL ROTTAMATORE ORA C'E' CAUTELA E RIFLESSIONE

a) La lealtà di Berlusconi consente di illuminare la scena. Si vedono meglio i profili dei protagonisti.

 

b)  In primis. Esiste oggi una sola forza responsabile, guidata non da calcoli di bottega, ma votata (e perciò da votare) al bene comune e all’interesse nazionale: Forza Italia di  Silvio Berlusconi. Su questa piattaforma di grande potenza ideale inizia la nostra rimonta per le europee.

 

c)   Gli altri?  Grillo è Adolf, sempre più sulle sue orme, persino nelle suggestioni ideologiche. Impensabile aver a che fare con un simile dittatore da setta esoterica. È arrivato ad elogiare il comunismo, purché sia realizzato da lui, siamo quasi al nazional-grillismo, versione genovese dell’imbianchino bavarese.

 

d)  Chi è piuttosto Renzi oggi? Chiedendo l’abbraccio soccorrevole di Berlusconi ha dimostrato di non avere forze sufficienti all’interno del perimetro di maggioranza (peraltro gonfiata da un voto incostituzionale). È una  tigre di carta, la sua mongolfiera ha esaurito la sua spinta ascensionale, e precipita giù.  Ora si mantiene arrogante nei tweet e nelle dichiarazioni dietro le quinte. Parla degli avversari come “accozzaglia” e “palude”, senza accorgersi che l’accozzaglia è una parola perfetta per descrivere la sua maggioranza di governo, e che a tirarlo fuori dalla palude dove annegava sono stati i disprezzati senatori di Forza Italia. Magari Napolitano, glielo riferisca.

 

e)   E ora che fa il Fiorentino calante? Procederà ogni giorno invocando al telefono un aiuto dal Presidente Berlusconi? Ha anche altro da fare Berlusconi. Non era quello il lavoro socialmente utile in agenda…

 

f)     Resta per il futuro l’evidenza che non sia realistico continuare con la politica dei due forni.

 

g)  Per chi non fosse un habitué del “Mattinale” spieghiamo di che si tratta. Renzi è il fornaio che – secondo un’antica immagine andreottiana – per fare il suo pane e mantenere il negozio usa una volta il forno della maggioranza di governo (economia, lavoro, giustizia), un’altra volta il forno della maggioranza di riforme istituzionali (legge elettorale, Senato, Titolo V ecc).

 

h)  L’accordo del Nazareno, il 18 gennaio scorso, aveva per interlocutori due leader di partito. Il governo era retto da un terzo soggetto, Enrico Letta. In quel quadro, veniva meno complicato far lavorare i forni senza impicci, perché le premiate ditte di fornai erano due. Da una parte Letta (con socio Renzi), dall’altro la coppia Berlusconi-Renzi. Quando Renzi ha cacciato Letta è diventato il governo medesimo, e non più il leader di partito, a essere titolare delle riforme costituzionali, con il premier padrone di fatto di entrambi i forni.

 

i)     Risultato: una confusione di cui si è avuta la prova ieri. Berlusconi, per fedeltà alla parola data, facendo lavorare il forno di cui è socio (ormai quasi inascoltato, ahinoi) ha impedito che chiudesse anche l’altro. Ma procedere ancora in questo modo è arduo, farraginoso. Tanto più che, in un tempo come il nostro, è praticamente impossibile distinguere riforme “politiche” da riforme “istituzionali”. Ciascuna delle due ha infatti palesi riflessi sull’altra.

 

j)    Come si fa a riformare la giustizia, ad esempio, senza affrontare i nodi istituzionali? E così pure il lavoro, che è tanta parte della nostra Costituzione.

 

k)  Insomma. Una cosa è certa. Renzi così #durapoco, #duraminga.