C’è un’intenzione politica negli arresti che ieri e oggi riempiono le cronache. Questa non è dietrologia. E’ esperienza di vita, memoria storica, constatazione di coincidenze statisticamente inspiegabilisalvo introdurre una ipotesi di lavoro che nel 1992-94 si manifestò veritiera. La debolezza della politica, la fragilità economica, un senso di disperazione sociale sono una prateria meravigliosa per le scorrerie della magistratura che, nel nome sacrosanto della legalità, gonfia inchieste, le fa lievitare, perché si sollevino in alto giusto nel momento in cui di lì a poco i cittadini si esprimeranno con un voto importante.
I giornali attaccati al carro delle Procure danno dimensioni apocalittiche a quanto accade, tramite gigantografie della consegna di mazzette da 15mila euro, mettendole in connessione ad appalti circa un milione di volte superiori (vedi Expo) così da dare l’immagine di un’allucinante disfacimento della moralità di chiunque sia impegnato in politica. Tranne ovviamente Grillo e i grillini, più (per ora) Renzi e i renziani.
Sappiamo già che per queste nostre valutazioni saremo schiacciati nell’angolino di quelli che ripetono i concetti antichi della “giustizia ad orologeria”, della “magistratura politica” eccetera. Il problema è che due più due, anche se qualcuno forse l’ha già detto, fa pur sempre ancora quattro.
Oggi registriamo che come al solito il “momento magico” per i pm è quello delle manette, come disse un noto procuratore ai tempi d’oro di Mani Pulite, intervistato guarda un po’ da Marco Travaglio che cominciò così la sua bella carriera.
1. Che si sbattono in galera numerose persone che sono più vicine ai 75 anni che ai 70.
2. Che in questa fase, fino a quando le accuse si spomperanno ai processi, la voce è solo quella delle Procure e degli inquirenti.
3. Che agli indagati e arrestati non è possibile, neanche minimamente contrastare gli elementi forniti come al solito con intercettazioni e filmati che in sé non significano un bel nulla.
4. Che nessun alacre cronista dei giornaloni, sui due casi intrecciati con favolosa contemporaneità (Scajola ed Expo), osa sollevare il benché minimo dubbio.
5. Che si registra la nettissima, moralmente perentoria presa di distanza di un Procuratore aggiunto autorevole di Milano, come Alfredo Robledo, quasi fosse un fatto umorale, una questioncella di gelosie d’ufficio. Mentre ci piacerebbe capirne di più.
6. Che Grilloper la prima volta, con una rapidità di riflessi stupenda, fa un endorsement di abbraccio totale al lavoro manettaro dei pm.
7. Che il bersaglio lasciato intravedere rimane robustamente quello di personalità del centrodestra, benché non siano assolutamente indagati, ma intanto si insinua il sospetto.
8. Che il “Corriere della Sera”, rinverdendo i vergognosi e interessati fasti di quando la Fiat e le Banche appoggiarono Mani Pulite e Agnelli fu lasciato tranquillo, dà immenso acritico spazio a intercettazioni. E l’editoriale, guarda un po’, è affidato all’autore della “Casta”, da cui iniziò la campagna antipolitica, Gian Antonio Stella.
9. Che questa inchiesta è guardata con golosità da ambienti esteri che vogliono comprare pezzi d’Italia a prezzi stracciati, e vedono con piacere il declassamento morale dell’Expo di Milano.
10. Che a Silvio Berlusconi è stato imposto di non criticare la magistratura.
Che… che… che…Insomma le zone d’ombra sono tantissime. E visto che i giornali non lo fanno, tocca a noi sostituire i nostri argomentati, impopolari dubbi, alle loro certezze del menga.
P.S. Ci rendiamo conto che oramai, d’ora in poi, saremo i soli a parlare di politica, di realtà vera della crisi economica e democratica, della riforma della giustizia. E i discorsi sulle riforme e le forme politiche saranno sovrastate da discorsi manettari. Noi invece teniamo aperto il forno della politica delle cose vere.
P.P.S. E ci domandiamo se non sia il caso di finire di ingarbugliare il confronto tra le forze politiche parlamentari con le complicazioni delle due maggioranze, decidendosi: insieme al governo, oppure voto. Non vediamo, lo diciamo sommessamente ma credendoci, altra soluzione.