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BANCHE: BRUNETTA, INCAPACITA’ DEI GOVERNI DI CAPIRE QUELLO CHE E’ SUCCESSO

 
“Ascoltando questa audizione sono sollevato, ma allo stesso tempo sono preoccupato. La Commissione sta procedendo con metodo ascoltando la magistratura e la vigilanza sulle sette banche in crisi. E stiamo trovando sempre le stesse tipologie comportamentali: abbiamo fondazioni bancarie che controllano banche, e poi abbiamo le popolari. Esistono delle costanti: la vigilanza con i buchi, la vigilanza che non dialoga, la vigilanza omissiva”.
Lo ha detto Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, intervenendo in Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario e finanziario, durante l’audizione di Patrizia Castaldini e Stefano Longhi, rispettivamente procuratrice della Repubblica e sostituto procuratore presso il Tribunale di Ferrara.
“Ma abbiamo anche la percezione che questi ‘buchi’ fossero ben conosciuti dai soggetti. E qui il primo campanello d’allarme: conosciuti solo da questi sette soggetti o da tutto il mondo bancario? Chi era a conoscenza del fatto che le vigilanze esterne, prima dell’arrivo della Bce, consentivano dei margini di opacità nel prospetto, nella profilazione opportunistica degli stessi, riguardanti gli aumenti di capitale?
Altro aspetto riguarda la famelicità dei contesti territoriali, che si esprime in due modi: nelle popolari, nella dirigenza dei dirigenti soci; nelle fondazioni, nella famelicità delle richieste di interventi sociali nei territori. Quindi, nelle popolari più diretta e chiara perché i padri padroni sono certi imprenditori locali che sono amministratori e soci, e chiudono uno o due occhi. Altro elemento: le vigilanze interne di questi sistemi bancari non esistono. La crisi, inoltre, c’entra ‘pochetto’.
La crisi pesa ma non è stata la crisi a fare deflagrare il sistema. Se non ci fosse stata la crisi non sarebbe venuto fuori nulla. Inoltre, sanzioni light, quindi rischio molto limitato. Infine, incapacità dei governi di capire quello che è successo. Bastava forse poco per intervenire, ricapitalizzare e mettere sotto controllo queste devianze, penso sempre al fondo interbancario di garanzia che se usato presto e bene avrebbe potuto risolvere i problemi, oppure penso alla ricapitalizzazione da parte di governi come fatto negli altri Paesi. La domanda è pertanto chiara: il resto del sistema come sta? Se il male fosse circostanziato solo alle sette banche ci metterei la firma. E se non fosse così? Se invece il resto del sistema fosse malato?”.