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BANCHE: BRUNETTA, NE’ ANGELI NE’ DEMONI, MA OGNUNO FACCIA MEA CULPA

 

 

 

“Gentile dottor Consoli, faccio una constatazione agrodolce, perché lei come tanti altri suoi colleghi auditi ha dato una rappresentazione ‘rose e fiori’ della situazione della sua banca, mettendo in forte dissonanza l’atteggiamento di Banca d’Italia. Questo suo atteggiamento è comune a molti auditi, da Etruria a Ferrara alle banche marchigiane e così via, qui sembra che le banche poi collassate siano state tutte angeli con qualche piccolo peccato e che il demone di volta in volta sia la Banca d’Italia, il policy maker o il legislatore. Io direi: né angeli né demoni”.

 

Lo ha detto Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, intervenendo in Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario e finanziario, durante l’audizione di Vincenzo Consoli, ex amministratore delegato di Veneto Banca.

 

“Il discrimine è stato quel novembre del 2014, prima era un’era dentro cui banche come la sua, Vicenza, Etruria, e le altre, erano considerate dei gioielli. Mi chiedo: possibile che in pochissimi anni siano diventate spazzatura? Comincio ad  avere dei dubbi.

 

Dopo quel 2014 si cambia regime, entra l’Europa, e l’esito è un disastro. Tutti perdono: perdono i territori, gli amministratori, i risparmiatori, gli investitori, i contribuenti italiani, perde l’intero sistema bancario italiano, e perdono anche Bankitalia e Consob. Mi chiedo: è possibile che sia successo tutto questo per un cambio di regime? Forse qualche mea culpa dobbiamo farlo tutti.

 

Soprattutto il governo Renzi che, tra il decreto di trasformazione delle banche popolari in Spa, il recepimento improvvido della direttiva sul bail-in, i decreti con cui sono state fatte fallire le quattro banche (Carife, Banca Marche, Etruria e Carichieti), quello con cui è stata “salvata” Mps fino al salvataggio delle due banche venete (Banca popolare di Vicenza e Veneto Banca), tutti fatti in fretta, in maniera confusa, con conflitti di interessi evidenti e rischio di insider trading, ha distrutto la credibilità del sistema bancario italiano e ha messo sul lastrico mezzo milione di famiglie”.