“La cronaca degli avvenimenti mostra più di qualsiasi ragionamento di natura economica le contraddizioni dei continui annunci governativi. Taglio delle tasse, sterilizzazione delle clausole di salvaguardia che dovrebbero portare ad un aumento dell’Iva e delle accise, pensioni, rifinanziamento degli sgravi fiscali connessi al Jobs Act, contratti dei dipendenti pubblici: tutte cose buone e giuste. Talmente condivisibili che, per queste ragioni, la vecchia “ditta” accusa Matteo Renzi di voler cambiare la natura del partito di cui è segretario. Di voler abbandonare la vecchia sponda di sinistra per abbracciare la tradizionale politica del centro destra. Una “mutazione genetica”, come disse Enrico Berlinguer contro Bettino Craxi. Il che spiega perché i nostri dubbi non riguardano la natura di quelle scelte. Ma quel particolare in cui si annida la coda del diavole. Vale a dire le risorse che sono necessarie per supportarle.
Un conto sommario ci dice che tutto ciò costerà tra i 32,4 ed i 35,4 miliardi. A fronte di questa spesa quali sono le risorse effettive di cui il Governo può disporre? Ben poche e le poche che sono state indicate presentano margini di indeterminatezza crescente. Si spera nelle entrate della cosiddetta voluntary disclosure: vale a dire nelle imposte dovute per il pseudo condono relativo al rientro dei capitali dalla Svizzera. Le previsioni parlano di poco più di 3 miliardi. Un apparente tesoretto, che essendo tuttavia un’una tantum, non può essere scritto nell’avere dei conti pubblici, quale risorsa da utilizzare per far fronte a spese di carattere permanente”.