“Si è presentato con una cartellina piena di slide per i giornalisti, orgoglioso di annunciare che il suo cognome ‘è diventato una formula: l’Abenomics’. Così il primo ministro giapponese, Shinzo Abe, ha aperto i lavori del World Economic Forum a Davos mercoledì 22 gennaio”. Lo scrive Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, in un editoriale pubblicato da “Il Giornale”.
“E ha rappresentato con grande chiarezza, schematizzandolo in ‘tre frecce’, il modello di politica economica, monetaria e fiscale con cui il Giappone è uscito da venti anni di stagnazione. Quella stagnazione cui si sta ‘pericolosamente avvicinando l’Europa’ in conseguenza delle politiche economiche sbagliate adottate negli anni della crisi, ha scritto Paul Krugman sul New York Times. Eccole, le tre frecce: ‘politica fiscale flessibile’, ‘una coraggiosa politica monetaria’ e ‘promozione degli investimenti’. Sarà una banale coincidenza, ma questi erano gli stessi identici punti su cui si basava il programma di Forza Italia, ai tempi Pdl, presentato alle Politiche dello scorso febbraio. E sono queste 3 le linee direttrici che l’Italia e l’Europa devono seguire se vogliono uscire dalla recessione. Proprio come ha fatto il Giappone”.
“E in Italia? Politica fiscale flessibile. Cosa c’è di più incisivo per la ripresa economica, di una riduzione della pressione fiscale di 5 punti percentuali in 5 anni (dal 45% al 40%) attraverso il taglio della spesa pubblica corrente (attualmente pari a 800 miliardi) di 80 miliardi in 5 anni (16 miliardi all’anno)? Una coraggiosa politica monetaria. Traslato nella realtà europea: attribuzione alla Bce del ruolo di prestatore di ultima istanza, sul modello, appunto, della Bank of Japan e della Federal reserve americana (ma anche della banca centrale inglese e di quella svizzera). Promozione degli investimenti: quello che nel nostro piccolo, per l’Italia, abbiamo chiamato nuovo corso, vale a dire grandi opere, infrastrutture, modernizzazione del paese, messa in sicurezza del territorio, economia della manutenzione”.
“La lezione giapponese ci insegna anche altro: che in pochi mesi si possono cambiare le sorti di un paese. Cosa che un’Europa miope, masochista, calvinista, ipocrita e balbettante non è riuscita a fare in quasi 6 anni di crisi, nonostante i numerosi, periodici (e inutili) vertici dei capi di Stato e di governo a Bruxelles. Il rischio per l’Europa oggi è, invece, di fare la fine del Giappone prima di Shinzo Abe. Cioè di vivere 20 anni di stagnazione. Grazie Merkel per averci ridotto così”, conclude Brunetta.