“Per ogni verdiniano che passa alla maggioranza c`è il doppio dei senatori Pd che passa all`opposizione”. Così Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, in un’intervista a “Italia Oggi”.
“Sergio Mattarella parla di legislatura costituente non di governo costituente. E la legislatura è solo a metà”. Ci sono altre strade parlamentari, dunque? “L’abbiamo visto quando Renzi, con la stampella di Alfano, ha fatto fuori il governo di Enrico Letta, in un clima oscuro, in cui il presidente della Repubblica di allora, il peggiore della storia italiana, non ha battuto ciglio. Oscuro per le intercettazioni successive, che tirano in ballo Renzi e Giorgio Napolitano. E comunque su quella crisi nessuno ha mai chiarito in Parlamento. Nessuno ha spiegato le dimissioni di Letta, che furono frutto di un congresso di partito, ossia di un fatto privato. Ma le pare possibile che una vicenda privata, interna al Pd, potesse portasse a una modifica istituzionale come un cambio di governo?”.
Scusi se cade Renzi e non si vota, significa che andremmo alle larghe intese, con Pd e Forza Italia assieme. “Il voto sarebbe una soluzione migliore, come lo sarebbe stato nel novembre 2011”. E invece arrivò Mario Monti. “Lo avremmo evitato, così come avremmo evitato Beppe Grillo e il grillismo. Tutta la storia italiana recente sarebbe andata diversamente. Comunque delle elezioni non abbiamo paura”.
Torniamo all`ipotesi che le Camere non si sciolgano e che quindi si torni alle larghe intese. “In Germania, nell`autunno del 2013, la Merkel non ebbe la maggioranza assoluta per soli cinque seggi e, dopo due mesi di trattative, con un documento programmatico di 180 pagine, varò un`altra grosse koalition che ha dato grande stabilità a quel Paese”. Dunque la vede una grossa coalizione anche da noi? “Perché no? Almeno fino alla fine della legislatura e per fare le riforme costituzionali e quelle economiche che ci vogliono, in modo condiviso, non le marchette renziane come gli 80 euro. D`altronde, alle politiche del 2013, la differenza fra centrosinistra e centrodestra fu di soli 140mila voti, lo 0,37%”.
Larghe intese significherebbero un Letta bis. “Letta è una riserva della Repubblica ma perché non un nome del centrodestra, mi scusi? Siamo figli di un dio minore? Proprio in ragione di quella esigua differenza di voti, ora potrebbe toccare a una personalità del centrodestra”, sottolinea Brunetta.