“Renzi in un mare di guai. Su tutti i fronti: 1) quello della crescita, su cui ha basato tutta la politica economica del suo governo, se mai ce ne fosse stata una; 2) quello del mercato del lavoro, i cui numeri ballerini e bugiardi sbandierati ogni mese dal ministero di Poletti sono stati smentiti dal ministro stesso; 3) quello della spending review, per cui si rischia di licenziare l`ennesimo “commissario”: il deputato Yoram Gutgeld, che da marzo ha il compito di tagliare la spesa pubblica, ma che ad oggi non ha prodotto una sola pagina di documento ufficiale; 4) quello dell`Europa, con il piatto di lenticchie della flessibilità del deficit dal quale dovrebbero derivare, stando ai piani del governo, gran parte delle coperture dei provvedimenti economici che il presidente (si fa per dire) del Consiglio ha annunciato. E con questi chiari di luna, Renzi pensa che gli italiani gli credano quando lancia il suo fantasmagorico piano di riduzione delle tasse?”. Lo scrive Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia, in un editoriale pubblicato da ‘Il Giornale’.
“Con riferimento alla crescita del Pil, il governo è proprio partito con il piede sbagliato. Nei documenti di finanza pubblica che circolano in queste settimane, infatti, pare siano stati inseriti, a copertura delle misure di natura economica che l`esecutivo intende varare, gli effetti positivi sui conti dello Stato, in particolare sulle entrate tributarie, che deriverebbero da quelle stesse misure che la crescita dovrebbe finanziare. La ripresa del ciclo, insomma, allo stesso tempo fonte di finanziamento e risultato economico dei provvedimenti del governo. Errore da matita blu inescusabile, ovvero banale specchietto per le allodole”.
“Ma non finisce qui. Nelle ultime settimane si susseguono le revisioni al ribasso delle stime di crescita del Pil del nostro paese. Della spendingreview del governo Renzi, se mai è esistita, si sono perse le tracce. Sul bilancio dello Stato incombono clausole di salvaguardia che significano aumenti di accise e Iva, per circa 73 miliardi di euro tra il 2016 e il 2018. In più il presidente (si fa per dire) del Consiglio, dovrà trovare altri 4-5 miliardi per il rinnovo dei contratti della Pubblica amministrazione, e circa 6 miliardi se è vero, come ha segnalato la Corte dei conti, che i risparmi derivanti, secondo la fantasia del governo, dalla sedicente abolizione delle Province difficilmente saranno realizzati. Ne deriva che se Renzi vuole davvero abbassare le tasse di 50 miliardi in 3 anni, nello stesso arco temporale gli servono circa 120-130 miliardi di coperture”.
“Non solo: Il presidente (si fa per dire) del Consiglio dimentica che le norme che porteranno all` applicazione automatica delle clausole di salvaguardia sono già in vigore in quanto contenute nell` ultima legge di Stabilità, mentre delle coperture alternative sbandierate da Renzi non v`è certezza. Né su quanto consentiranno davvero di realizzare, né sul quando. E non si possono finanziare spese certe con risorse incerte. I proclami di Renzi non sono perciò obiettivamente credibili”, conclude Brunetta.