“Il dibattito sull’Italicum è surreale e serve qualche chiave interpretativa, iniziando da qualche citazione. ‘Non si può disfare ciò che è stato fatto faticosamente. Guai se si piomba in un ‘ricominciamo da capo’’. (Giorgio Napolitano, 13 aprile 2015). ‘E’ la miglior legge del mondo, ce la copieranno in molti. Io non voglio cambiare l’Italicum’. (Matteo Renzi, 14 aprile 2016). ‘Dà stabilità e affidabilità internazionale al Paese. No, non cambieremo la legge elettorale’. (Maria Elena Boschi, 15 ottobre 2015 – 12 giugno 2016)”.
Così Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, intervenendo in Aula a Montecitorio, in merito alle mozioni sulla legge elettorale.
“Ma nelle ultime settimane c’è stato un contrordine compagni. ‘Serve un accordo per cambiare l’Italicum’, perché ‘rispetto a due anni fa lo scenario politico risulta mutato in Italia come in Europa. Si rischia di consegnare il 54% dei seggi a chi al primo turno ha preso molto meno del 40% dei voti’. (Giorgio Napolitano, intervista a ‘la Repubblica’, 10 settembre 2016). Ricordo al presidente emerito Napolitano che un sistema tripolare esiste almeno dal 2013, da quando il Movimento 5 stelle è risultato il primo partito. ‘Noi siamo totalmente disponibili a cambiare l’Italicum. Ora aspettiamo che Berlusconi e Salvini, così tutte le posizioni sono in campo e poi faremo le modifiche’. (Matteo Renzi, 20 settembre 2016). Direi faccia di bronzo. ‘Si può assolutamente cambiare la legge elettorale, come ovvio che sia: è nella disponibilità del Parlamento, sempre’. (Maria Elena Boschi, 16 settembre 2016). Ma come classificare questa schizofrenia? Perché andare sul grottesco non renderebbe merito e allora ho cercato tre categorie.
La prima è quella dell’azzardo morale, ovvero imbrogliare, non mantenere la parola data. La seconda è quella dell’arroganza politica, ossia pensare che essendo pro-tempore, tutto sia possibile. Grande illusione che non giustifica nessuna arroganza. La terza, pensare che il proprio destino politico si sovrapponga, combaci, con quello di cui il Paese ha bisogno. Questo spiega la personalizzazione, l’arroganza, l’imbroglio”, sottolinea Brunetta.