“Ricordiamo a Matteo Renzi e al ministro Padoan, al Ragioniere generale dello Stato, nonché al presidente della Repubblica, che l’intenzione del governo di fare ricorso, nella Legge di stabilità, a nuovi margini di flessibilità europea attraverso l’applicazione della cosiddetta ‘clausola delle riforme’ (per 5 decimali di Pil, pari a circa 8 miliardi di euro), della cosiddetta ‘clausola degli investimenti’ (per 3 decimali di Pil, pari a circa 5 miliardi di euro) e di una eventuale clausola per l’immigrazione (per 2 decimali di Pil, pari a circa 3 miliardi di euro), non ancora decisa a livello Ue, appare del tutto infondata.
Quanto alla ‘clausola delle riforme’, ci sono almeno tre motivi ostativi: 1) il governo ne ha già fatto ricorso lo scorso anno, quando, proprio con questa giustificazione, il rapporto deficit/Pil relativo al 2016 fu aumentato dall’1,4% inizialmente previsto all’1,8% finale; 2) il governo non può chiedere per due volte consecutive margini di flessibilità riferiti alle medesime riforme: se non è riuscito ad attuarle, o se gli effetti sperati non si sono ancora realizzati, non ha alcun diritto a chiedere ulteriori deroghe; 3) non ricorrono quest’anno le ‘circostanze eccezionali’, vale a dire crescita negativa del Pil e dell’inflazione, cui ci si era appellati un anno fa.
Quanto alla ‘clausola degli investimenti’, ci sono almeno tre motivi ostativi: 1) il Fiscal compact impone che il paese che ne fa ricorso abbia un andamento discendente del debito pubblico: condizione non rispettata dall’Italia, dove il debito pubblico continua a crescere, checché ne dicano Renzi e Padoan, con le loro previsioni; 2) il ricorso a tale clausola è legato al cofinanziamento di fondi strutturali europei già stanziati. Ma se, come spesso accade in Italia, a causa di ritardi di qualsiasi tipo, gli investimenti non vengono effettuati, o slittano all’anno successivo, viene meno per il governo la possibilità di usufruire della flessibilità europea; 3) il governo italiano non ha ancora speso 8,9 miliardi di Fondi strutturali del Bilancio europeo 2007-2013. Risorse che certamente non sarà in grado di spendere entro la scadenza del 31 dicembre 2015, mancando solo due mesi e 15 giorni. Renzi non ha, quindi, la credibilità necessaria per poter chiedere di spendere i Fondi del bilancio europeo 2014-2020.
Quanto all’emergenza immigrazione, nessuna decisione circa la possibilità di concedere maggiore flessibilità ai paesi che più soffrono gli sbarchi è stata presa a livello Ue.
Quindi, se tutto andasse bene con l’Europa, i decimali di flessibilità concessi all’Italia sarebbero al massimo tre (uno per le riforme e uno-due per gli investimenti), pari a meno di 5 miliardi di euro. Come farà Renzi a coprire, per esempio, le clausole di salvaguardia relative all’anno 2016, che ammontano a quasi 17 miliardi?
A tal proposito, ricordiamo che per bloccare aumenti di tasse che sono già Legge ci vogliono coperture vere, certe, esigibili e non il deficit concesso una tantum dall’Europa o gli introiti derivanti dal rientro dei capitali dall’estero.
Siamo di fronte a delle vere e proprie allucinazioni, in cui Renzi promette tutto a tutti senza una sola copertura vera, reale, utilizzabile. Siamo ai limiti del falso in bilancio”.