“La storia della correzione della legge Severino inizia con il governo Letta quando la delega era ancora aperta. Era novembre del 2013. Ma poi Letta mi disse che non se ne faceva niente…”.
Così Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, in un’intervista al “Corriere della Sera”.
“Non c`era alcun segreto. Io parlavo come capogruppo e chiedevo al presidente del Consiglio in carica di correggere in corso d`opera il decreto legislativo della legge Severino. Tecnicamente era possibile perché i termini della delega erano ancora aperti. Con un`interpretazione autentica si poteva chiarire il concetto di non retroattività della misura afflittiva”.
Il presidente Enrico Letta ebbe un atteggiamento di chiusura? “A novembre del 2013 quando tornai alla carica mi disse che non aveva alcuna intenzione di cambiare la Severino”.
Poi la trattativa l’avete imbastita con Matteo Renzi? “Non ho testimonianza diretta ma di sicuro ho parlato con Berlusconi dei contorni del patto del Nazareno”. Nel “perimetro” del Nazareno c`erano solo le riforme? “No, oltre alla riforma del bicameralismo e alla legge elettorale, c`erano la delega fiscale, con la soglia di non punibilità sotto il 3 per cento, e la correzione della legge Severino. Le insopportabili contraddizioni del decreto attuativo della Severino non riguardano solo Berlusconi ma una moltitudine di soggetti colpiti dalla prima applicazione della norma”.
Lei era contrario al Nazareno? “No, all`inizio ci credevo. Il patto era di andare avanti condividendo le scelte, fossero riforme o altre leggi, a condizione però che in mancanza di accordo ci si fermava. Invece Renzi si è comportato in maniera leonina. Ha applicato quello che in economia si chiama ‘azzardo morale’, minacciando di allearsi con altri. Renzi ha imbrogliato le carte. E davanti all`impegno degli impegni, convergere su Giuliano Amato per il Quirinale, è andato per la sua strada”, conclude Brunetta.