“L’accordo fuffa firmato ieri dal ministro Madia e dalle tre
organizzazione sindacali (a proposito, come mai non c’è la firma di
Padoan?) è un accordo solo politico che non ha nessuna validità
giuridica.
Gli 85 euro medi promessi saranno disponibili, eventualmente, solo dal
1° gennaio 2018 (cambiale per un prossimo governo). Attualmente
disponibili, sommando la legge di stabilità del 2016 e la legge di
bilancio 2017, ci sono circa 1,4 miliardi, che consentirebbero aumenti
pari a circa 40 euro lordi, meno di 30 euro netti mensili. Mancano 1,1
miliardi per la parte statale e 2,5 miliardi per le Regioni ed Enti
locali, che, forse, arriveranno solo nel 2018.
Peraltro alla firma mancano anche i rappresentanti delle regioni ed
autonomie locali (datori di lavoro), che saranno contenti di sborsare
2,5 miliardi nei prossimi anni.
Ma la parte migliore riguarda quella normativa che fa tornare indietro
la lancetta di 10 anni. Si contratterà su tutto, valutazione,
incentivi che saranno dati tutti a pioggia. La perla è comunque
l’incentivo dato alla presenza, baluardo della contrattazione degli
anni 80: ti pago solo perché sei presente.
Questa è la sedicente riforma della pubblica amministrazione del
premier Renzi, far finta di bastonare i furbetti del cartellino con
una legge incostituzionale, e dare ampia disponibilità alla
contrattazione e ai sindacati. Il merito? Una chimera”.