“Povera Marianna Madia, ministro pro tempore e a sua insaputa della Semplificazione e della Pubblica amministrazione. Continua a ripetere banali luoghi comuni non conoscendo affatto la materia che è stata delegata a trattare. Evidentemente non ha studiato, non ha studiato le riforme Cassese, Bassanini, Frattini, per non parlare delle riforme Brunetta.
Forse non ne ha avuto tempo, forse non glielo hanno consentito dalle parti del suo onnipotente sottosegretario Rughetti. Ripetere pappagallescamente i più triti luoghi comuni della Cgil funzione pubblica contro la riforma Brunetta è indice non solo di pochezza intellettuale, ma soprattutto di pochezza politica.
Non sa la gentile ministro che gran parte delle cose contenute nella lettera delle tre linee guida e dei 44 punti, inviata, si fa per dire, ai 3 milioni e 238 mila dipendenti pubblici, sono già esistenti nella legislazione italiana e portano la firma Berlusconi-Brunetta-Tremonti? Trasparenza (total disclosure), produttività, merito, qualità, mobilità obbligatoria, valutazione delle performance, amministrazione digitale (si vada a leggere il Cad, il Codice dell’amministrazione digitale pronto per l’uso), semplificazione burocratica, decertificazione burocratico-amministrativa, Pec (posta elettronica certificata).
E ancora censimenti delle auto blu e primi e veri e unici provvedimenti della loro limitazione con relativa razionalizzazione delle spese, drastica riduzione dei permessi e dei distacchi sindacali, drastica riduzione dell’assenteismo, customer satisfaction (se sa cosa vuol dire), certificati di malattia online con relativa comunicazione delle assenze il giorno stesso alle aziende pubbliche e private, dividendo dell’efficienza (si faccia spiegare dai bravi funzionari del Ministero di che si tratta), e tante altre norme ancora che hanno fatto dire all’Ocse e alla Commissione europea tutto il bene possibile su un insieme di riforme che devono essere solo implementate con correttezza e senso dello Stato.
Ho già mandato alla ministra Madia tutta la documentazione parlamentare giuridico analitica a supporto di questo breve elenco. Evidentemente, sulla base delle battutine riportate dalle agenzie, non l’ha letta o forse più tragicamente non è in grado di leggerla. Peggio per lei. Noi andremo avanti col nostro riformismo, contro i conservatorismi della Cgil e del renzismo di turno e di maniera”.