“Dopo più di due anni dalla presentazione, l’8 agosto del lontano 2013, da parte del sottoscritto, di un documentato esposto in tema di pluralismo dell’informazione nei telegiornali regionali Rai, l’Agcom si sveglia, inviando in risposta, una delibera che, se possibile, certifica, ancora una volta il completo fallimento della stessa Autorità garante delle comunicazioni e l’assoluta inefficienza dei Comitati regionali per le comunicazioni, nell’attività di monitoraggio del pluralismo informativo a livello locale.
Quasi due anni e mezzo fa, presentai un esposto denuncia presso l’Agcom, allegando al testo puntuali dati, risultato dell’analisi degli studi condotti dall’Osservatorio di Pavia riferiti ai due trimestri 1 luglio / 30 settembre 2012 e 1 ottobre / 31 dicembre 2012 e poi al periodo 27 febbraio 2013 / 31 marzo 2013. Da tali dati è emerso un evidente disequilibrio per quanto riguarda le presenze e i tempi di parola dedicati agli esponenti politici, ad unico vantaggio dei partiti di centrosinistra.
Innanzitutto, è inaccettabile che l’Agcom resti in silenzio per più di due, lunghi, anni, rispetto ad un atto ufficiale, un’istanza inviata da un parlamentare, componente, tra l’altro della commissione di vigilanza Rai. Più di un anno fa, a luglio del 2014, il Presidente dell’Agcom Antonio Cardani, rispose ad una mia lettera in merito all’esposto tg regionali, ammettendo che, di fronte all’inerzia dei Corecom, l’Agcom avrebbe dovuto sostanzialmente affrontare in maniera diretta la questione, impegnandosi, allora a far pervenire una risposta dopo la pausa estiva del 2014.
Da allora sono passati altri 15 mesi prima di arrivare alla delibera Agcom che altro non è se non un ipocrita contentino. Infatti, mentre da un lato, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni decide di poter archiviare l’esposto a mia firma, dall’altra parte ritiene comunque di inviare alla tv pubblica una raccomandazione, affinché, la Rai, si legge testualmente “nell’espletamento della propria missione, assicuri una effettiva tutela del pluralismo informativo a livello locale attraverso la propria testata regionale la quale, pur nel rispetto della autonoma linea editoriale, deve avere cura di dare voce in ciascuna regione a tutti i soggetti istituzionali che partecipano al governo delle istituzioni locali, garantendo al contempo un equo contraddittorio con le forze di opposizione”. Insomma l’edulcorata risposta giunta dall’Agcom ha il sapore del “vorrei ma non posso”, perché ritiene comunque di richiamare la Rai al rispetto del pluralismo dell’informazione per quanto riguarda l’informazione della testata regionale, ma di fatto non prende alcun provvedimento.
Viene spontaneo chiedersi quale sia l’utilità dei Corecom, i Comitati regionali per la comunicazione, completamente assenti e inerti su un tema, l’informazione regionale che certamente li chiamava direttamente in causa. Ma ancor di più viene da chiedersi quale utilità per un’Authority per le comunicazioni che, dando un colpo al cerchio e un colpo alla botte, decide, sostanzialmente di non decidere”.