“Adesso tocca a Renzi: è lui che deve dire in Parlamento quello che vuole fare”.
Così Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, in un’intervista a “Il Mattino”, in merito al dibattito sulle riforme.
“Non chiediamo nulla e non vogliamo nessun tavolo. Abbiamo dettato le nostre condizioni al Consiglio nazionale, spiegando che è necessario cambiare la legge elettorale per dare un premio di maggioranza alla coalizione e non alla lista e cambiare la riforma con l`elettività dei senatori: un combinato disposto inscindibile. Altrimenti si andrebbe verso l`autocrazia di una minoranza, con un uomo solo al comando che prenderebbe tutto: governo, Parlamento, capo dello Stato e altri organi costituzionali. Un abominio che non avrebbe eguali nel mondo. A pensarla così ci sono ampie fasce della sinistra, uno per tutti Eugenio Scaffali, tutta l`opposizione e la stragrande maggioranza dei costituzionalisti. Renzi non deve parlare a noi, ma al Paese”.
I casi Fitto e Verdini hanno fatto fibrillare Fi: un Nazareno 2.0 non creerebbe altri problemi nel partito? “Il documento del nostro Consiglio nazionale è stato approvato all`unanimità. Non è poi corretto mettere insieme Fitto e Verdini. Mentre quest`ultimo è andato in soccorso a Renzi, la posizione di Fitto è di totale opposizione al premier. I 176 che hanno firmano gli emendamenti al Senato sono il de profundis per Renzi, che non ha quindi la maggioranza. Ricordo che per molto meno nel novembre del 2011 Berlusconi fu chiamato da Napolitano e all`epoca Fi aveva 308 voti alla Camera e la maggioranza assoluta al Senato e non c`era in ballo la riforma costituzionale. Mattarella dovrebbe chiamarlo e chiedergli conto della sua maggioranza traballante con cui vuol fare riforme profonde e pericolose”, sottolinea Brunetta.