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Brunetta: Riforme, “Da Napolitano incoerenza a vita, che tristezza…”

 

“Il presidente della Repubblica emerito, Giorgio Napolitano, quest’oggi dalle colonne del ‘Corriere della Sera’ lancia il suo sostegno ufficiale per il ‘sì’ al referendum confermativo sul ddl Boschi, consultazione che con tutta probabilità si terrà, per volere del premier Renzi, nell’autunno del 2016.

Prima considerazione. È elegante e rispettoso nei confronti del Parlamento, per un presidente della Repubblica emerito, pronunciarsi su un referendum confermativo a riforma costituzionale ancora non approvata? Napolitano non poteva forse aspettare ancora qualche settimana? Misteri…

L’ex inquilino del Colle, inoltre, dalle pagine del quotidiano di Via Solferino lancia anche un monito alle opposizioni e al Paese: non bisogna politicizzare il referendum costituzionale.

Ci permettiamo di fare una seconda considerazione. Colui che ha deciso di politicizzare il referendum, per primo e sin dall’inizio dell’iter di queste cosiddette e cattive riforme, lanciandolo come un plebiscito personale è stato il presidente del Consiglio, Matteo Renzi. Le opposizioni non faranno altro che prendere in parola le dichiarazioni del premier: se vincerà il ‘no’ Renzi avrà fallito e dovrà andare a casa insieme a tutto il suo governo. A questo punto le parole di Napolitano sembrano quasi un tentativo di lanciare una scialuppa di salvataggio nei confronti del presidente del Consiglio.

È vero che il referendum confermativo è voluto e previsto dalla Costituzione, ma in questo particolare caso è stato il premier a chiedere il referendum, bypassando anche la nostra Carta fondamentale. Quello del prossimo ottobre, dunque, non sarà il referendum previsto dalla Costituzione ma quello voluto da Renzi. Il richiamo costituzionale che fa Napolitano è quindi sbagliato e fuorviante.

Ma cosa diceva Napolitano nel 2005 e nel 2006 prima dell’ultimo referendum confermativo, svoltosi nel giugno 2006, in merito alla riforma costituzionale fatta dal governo Berlusconi?

Ecco alcune parole di Giorgio Napolitano prima della sua elezione al Colle, pronunciate in un discorso al Senato del 15 novembre 2005: ‘Quel che anch’io giudico inaccettabile è, invece, il voler dilatare in modo abnorme i poteri del Primo Ministro, secondo uno schema che non trova l’eguale in altri modelli costituzionali europei e, più in generale, lo sfuggire a ogni vincolo di pesi e contrappesi, di equilibri istituzionali, di limiti e di regole da condividere. Quel che anch’io giudico inaccettabile è una soluzione priva di ogni razionalità del problema del Senato, con imprevedibili conseguenze sulla linearità ed efficacia del procedimento legislativo; una alterazione della fisionomia unitaria della Corte costituzionale, o, ancor più, un indebolimento dell’istituzione suprema di garanzia, la Presidenza della Repubblica, di cui tutti avremmo dovuto apprezzare l’inestimabile valore in questi anni di più duro scontro politico. Il contrasto che ha preso corpo in Parlamento da due anni a questa parte e che si proporrà agli elettori chiamati a pronunciarsi prossimamente nel referendum confermativo non è tra passato e futuro, tra conservazione e innovazione, come si vorrebbe far credere, ma tra due antitetiche versioni della riforma dell’ordinamento della Repubblica: la prima, dominata da una logica di estrema personalizzazione della politica e del potere e da un deteriore compromesso tra calcoli di parte, a prezzo di una disarticolazione del tessuto istituzionale; la seconda, rispondente a un’idea di coerente ed efficace riassetto dei poteri e degli equilibri istituzionali nel rispetto di fondamentali principi e valori democratici. La rottura che c’è stata rispetto al metodo della paziente ricerca di una larga intesa, il ricorso alla forza dei numeri della sola maggioranza per l’approvazione di una riforma non più parziale, come nel 2001, ma globale della Parte II della Costituzione, fanno oggi apparire problematica e ardua, in prospettiva, la ripresa di un cammino costruttivo sul terreno costituzionale; un cammino che bisognerà pur riprendere, nelle forme che risulteranno possibili e più efficaci, una volta che si sia con il referendum sgombrato il campo dalla legge che ha provocato un così radicale conflitto’.

Che dire? Normale che un senatore a vita pronunciasse un simile discorso? O nel 2005 era lecito politicizzare un referendum solo perché era su una riforma di Berlusconi?

Altre parole schiaccianti vennero dette da Giorgio Napolitano in occasione del discorso di giuramento da presidente della Repubblica, il 10 maggio 2006: ‘Un risoluto ancoraggio ai principi costituzionali non può essere scambiato per semplice conservatorismo. L’unità costituzionale è il sostrato dell’unità nazionale’, disse. Sottolineando: ‘È ovvio che le riforme costituzionali devono essere approvate con ampie maggioranze’.

Proprio come quelle di Renzi, caro Napolitano?

Dal presidente della Repubblica emerito, dunque, come sempre, due pesi e due misure. Quando era senatore a vita del Pd e appena eletto al Colle si schieró apertamente contro le riforme costituzionali di Berlusconi, politicizzando il referendum confermativo. Oggi predica il contrario. Incoerenza a vita. Che tristezza”.