“Se Renzi facesse la faccia cattiva in Parlamento sulla riforma del Senato spaccherebbe il suo partito ma soprattutto il Paese. È questo il clima nel quale vorrebbe affrontare il referendum confermativo?”.
Così Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia, in un’intervista a “Il Tempo”.
Renzi “non ha i numeri. In 176 hanno firmato emendamenti per l’elettività del nuovo Senato e la voragine nel Pd si sta allargando. Il governo è sotto di 40 voti. Mi meraviglio che il Presidente Mattarella non abbia già convocato Renzi al Colle per chiedergliene conto”.
Dal Quirinale fanno filtrare che la riforma è un atto parlamentare e non riguarda il governo. “Non è così. Il disegno di legge è di origine governativa e l’ha firmato il ministro Boschi. Se la riforma non avesse i voti non ci sarebbe più una maggioranza né un governo”.
E se fosse il premier a mettere le due cose sullo stesso piano? Se chiedesse un voto di fiducia? “Ci si troverebbe di fronte a una violenza costituzionale inaudita che porterebbe a una spaccatura nel Parlamento ma soprattutto nel Paese. Non si era detto che sulle riforme si sarebbe cercata la più ampia maggioranza possibile? Invece Renzi preferisce usare il ricatto della fiducia per minacciare le elezioni. Ma sbaglia due volte: perché non è il premier a sciogliere le Camere e perché su questo Mattarella è stato chiaro. Ha parlato di legislatura costituente, non di governo costituente. La sfiducia sarebbe la fine di Renzi, non della legislatura”.
Non dicevate che tre premier calati dall’alto fossero già troppi? “È vero, ma i tre precedenti sono nati da complotti internazionali o congiure all’interno di un partito. Stavolta invece la crisi dovrebbe essere parlamentare. È vero: i chiarimenti in democrazia si fanno nelle urne. Ma se questa fosse l’unica via per dire no al ricatto renziano…”, aggiunge Brunetta.