“Il capo economista della Banca Centrale Europea Praet ha lanciato un velato allarme sul rischio che l’aumento del costo di finanziamento del debito pubblico possa pesare significativamente sulle aste dei titoli di Stato del 2019, che dovranno essere effettuate, per la prima volta in molti anni, senza il supporto della Banca Centrale Europea che, con il termine del suo programma di Quantitative Easing a fine anno, non potrà più acquistare titoli di Stato. Ma non sarà solo la BCE a far mancare la domanda. Il flop nel collocamento del BTP Italia registrato ieri, con soli 2,16 miliardi di titoli collocati, il peggior risultato dal 2012 in piena crisi-euro, ha mostrato anche la fuga da parte delle famiglie italiane dai BTP e il disinteresse da parte degli investitori istituzionali, che fuggono da strumenti finanziari ritenuti poco appetibili. Chi acquisterà i 250-300 miliardi di titoli che il Tesoro dovrà emettere nel 2019? Gli unici investitori che rimangono sono le banche nazionali, che in teoria dovrebbero però essere le prime a non doversi presentare alle aste, considerando la già sostanziosa presenza dei BTP nei loro portafogli, che stanno continuamente perdendo di valore, facendo diminuire il valore del loro attivo. La possibilità che qualche asta vada deserta, non è quindi una ipotesi da scartare. In quel caso, come farà il Governo a pagare stipendi pubblici, pensioni e debiti alle imprese?”.