“L’Eurostat ci consegna due notizie. Una cattiva ed una buona.
Quella cattiva ci dice che il salvataggio delle banche venete ha pesato sia sul deficit che sul debito italiano. L’impatto sul deficit delle operazioni Veneto Banca e Popolare di Vicenza è stato, infatti, di 4,7 miliardi (pari all’intervento di cassa a favore di Intesa San Paolo), vale a dire tra lo 0,2 e lo 0,3% del rapporto deficit/Pil (considerando il valore del Pil 2017, calcolato dall’Istat il primo marzo a 1.716.238 milioni di euro).
Per quanto riguarda il debito, invece, va considerato sia l’intervento diretto per cassa dello Stato pari a 4,8 miliardi (3,5 miliardi a copertura del fabbisogno di capitale generatosi in capo a Intesa San Paolo in seguito all’acquisizione della ‘parte buona’ delle attività delle due banche, e 1,3 miliardi per la ristrutturazione aziendale sostenuta dalla stessa Intesa per rispettare le regole sugli aiuti di Stato), sia la garanzia di massimo 6,4 miliardi concessa a Intesa San Paolo sul credito vantato nei confronti delle Banche in liquidazione per lo sbilancio di cessione.
Questi numeri certificano un’oggettiva difficoltà per i conti pubblici italiani ed espongono il nostro Paese al rischio di una procedura di infrazione da parte dell’Unione europea.
La notizia buona è, però, che questo deficit rappresenta una opportunità, per i nostri risparmiatori e investitori truffati, assai più che un problema (anche perché non entra nel deficit strutturale, essendo una tantum).
Una opportunità perché sancisce che, se venderemo Npl per più di 8,2 miliardi e se Intesa escuterà garanzie entro i prossimi 3 anni per meno dei 3,4 miliardi stimati, ogni euro di miglioramento potrà essere iscritto a conto economico come sopravvenienza attiva e per pari importo accantonato al fondo di ristoro degli azionisti, oggi di appena 100 milioni.
Serve una politica che anzitutto capisca le opportunità per i cittadini invece che i problemi per le statistiche d’uscita di un pessimo governo e un pessimo ministro dell’Economia. Ma soprattutto serve una politica che, compreso tutto questo, non permetta gestioni speculative degli Npl, che sono il tesoretto degli azionisti, e sia un po’ più tonica di giugno 2017 nel rapporto con Banca Intesa.
Serve una moral suasion volta a far comprendere che una banca che va alla grande (e ne siamo felici) può anche non attivare proprio tutte le garanzie che potrebbe, se gli spazi che lascia vanno a risparmiatori e imprese che se la passano male”.
Lo afferma, in una nota, Renato Brunetta, deputato di Forza Italia, già vice presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario e finanziario italiano.