“Il futuro Esecutivo dovrà proseguire sulla strada delle riforme strutturali e del risanamento dei conti pubblici, fino ad arrivare al pareggio di bilancio nel 2020, come concordato con le istituzioni europee. Su questo punto è bene che anche il Movimento 5 Stelle e la Lega, da sempre sostenitori della tesi che “più deficit pubblico deve fare per forza bene”, si ravvedano. Non per una mera questione ideologica, quanto perché è l’evidenza empirica a suggerire che un maggior deficit non contribuisce a far aumentare la crescita.
A riprova di quanto la tesi economiche sostenute da Lega e Movimento 5 Stelle non tenga alla prova dei fatti, è utile riportare quanto scoperto da Federico Fubini sul Corriere della Sera in un articolo intitolato “Più deficit non spinge la crescita”, il quale ha scoperto che non solo negli ultimi quattro anni l’Italia non ha praticato alcuna austerità ma che, al contrario, il deficit strutturale, quello misurato al netto della componente ciclica e una tantum, è aumentato di circa 20 miliardi di euro con un effetto sull’economia molto meno forte di quanto si possa credere. Fubini rileva come “in tutta Europa quasi solo l’Italia ha allargato le maglie della finanza pubblica durante la ripresa, mentre gli altri governi le stringevano o almeno le tenevano ferme”. E’ stata una mossa efficace per il nostro paese? No, stando a quando riporta lo studio di Fubini, il quale dimostra come dal 2014 al 31 dicembre 2017 l’Italia è cresciuta la metà della media dell’area euro e meno della metà di Germania, Spagna e Olanda. Fubini conclude scrivendo che “l’allentamento dei cordoni della finanza pubblica durante la ripresa ha coinciso con un’ulteriore stagione in cui l’economia italiana ha perso terreno sulle altre”. In sintesi, le politiche economiche degli ultimi governi di centrosinistra, fatte di continui soldi elargiti a pioggia, non hanno portato a nessun risultato positivo.
A ricordare ai politici amanti della spesa facile la pericolosità e fragilità dell’attuale contesto economico nel quale l’Italia si trova è anche Lorenzo Codogno, ex direttore generale del Tesoro, il quale afferma che “molti investitori aspettano solo un innesco per puntare contro i titoli italiani”. Una frase che lascia intravvedere il concreto rischio di un possibile risveglio degli investitori nei prossimi mesi, se la situazione politica non si dovesse sbloccare in tempi rapidi e se il piano straordinario di acquisto di titoli di Stato da parte della Banca Centrale Europea dovesse cessare davvero a Settembre.
Come ricorda anche l’economista Guido Tabellini sul Foglio, l’Italia non può permettersi di restare seduta sul sostegno della BCE, perché “prima o poi pioverà e l’Italia non ha ancora riparato il suo tetto”. Tabellini ipotizza che nei prossimi due anni il futuro Governo avrà forse qualche margine di manovra ma la situazione economica dell’Italia è “terribilmente fragile e non tutti se ne rendono conto” e che “basta poco per trovarsi in una spirale avversa di recessione, contrazione del credito bancario, alti tassi d’interesse, che rende insostenibile il debito pubblico”. Nel caso dovesse arrivare una recessione moderata, uno studio redatto da Carlo Cottarelli ha dimostrato come il rapporto debito/Pil salirebbe fino al 141 per cento, pur in assenza di un rialzo dello spread. Ma i mercati non starebbero a guardare di certo, svenderebbero i nostri titoli di Stato e il debito pubblico diventerebbe insostenibile.
I governi di centrosinistra, ricorda Tabellini, “hanno contribuito a diffondere l’opinione che i conti pubblici sono a posto, che il più è stato fatto, che l’andamento tendenziale della finanza pubblica è su un sentiero adeguato, salvo poi sistematicamente allontanarsene per attuare una politica fiscale più espansiva del tendenziale”. La previsione di Tabellini è che il risveglio dalla sedazione dovuta all’intervento della BCE possa presto trasformarsi in un vero e proprio incubo.
Per tutti questi motivi, è bene che l’Italia si doti al più presto di un governo responsabile, guidato dal centrodestra, che faccia segnare un radicale cambio di passo rispetto ai recenti governi e che riporti, prima che sia troppo tardi, l’economia italiana sul sentiero del rigore e della crescita”.
Lo afferma in una nota Renato Brunetta, deputato di Forza Italia.