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DEF: BRUNETTA, “CON UN DEF AVVOLTO ANCORA NEL MISTERO, S&P PRONTA A DECLASSARE IL RATING DEL NOSTRO PAESE APPENA SOPRA IL LIVELLO “SPAZZATURA””

 

agenzie di Rating

 

“Pessimiste sulla crescita del Pil le agenzie di rating, con Standard and Poor’s che ha stimato l’altro giorno un misero +0,1% di crescita per il 2019. Proprio S&P sarà la prossima agenzia a dover rilasciare il suo giudizio sul rating dell’Italia a fine Aprile, dopo aver letto il Documento di Economia e Finanze che il Tesoro sta predisponendo, nella totale assenza di notizie. Nel caso il DEF non convinca l’agenzia, scatterà a quel punto il taglio del rating, ad un solo gradino sopra il livello “spazzatura”. Quanto al DEF, la sua predisposizione è ancora avvolta nel totale mistero.

Il Governo ha deciso infatti di non anticipare i dati per rassicurare i mercati finanziari, che a fronte di questo caos sono tornati ad innervosirsi. Incapaci di trovare accordi sulle cifre e sulle misure per fronteggiare l’entrata in recessione dell’Italia, senza più risorse a disposizione per evitare l’aumento dell’Iva, con un Pil che diminuisce e un deficit e debito in continuo aumento, la maggioranza non sa cosa fare. Ormai a corto di credibilità nei confronti dei mercati internazionali, anche grazie a sparate come quelle fatte ieri dall’onorevole Borghi, che ha invocato ancora più deficit, Lega e Movimento Cinque Stelle si affidano soltanto a promesse impossibili, come quella della flat tax o dei 18 miliardi di euro da privatizzazioni, dalle quali non è entrato ancora un euro.

Tra pochi giorni sapremo finalmente cosa questo Governo di buoni a nulla ha intenzione di fare per rispettare gli impegni presi con la Commissione Europea lo scorso dicembre. E’ evidente che Matteo Salvini e Luigi Di Maio sperano di posticipare la resa dei conti con Bruxelles a dopo le elezioni europee, credendo che la nuova Commissione sarà più clemente con l’Italia sulla questione conti pubblici. Rimarranno delusi. A prescindere dai commissari, infatti, sono le regole comunitarie che impongono il rispetto dei vincoli di finanza pubblica agli Stati membri e da quelli non si può prescindere. Inoltre, Salvini e Di Maio dovrebbero sapere ormai che, a prescindere dall’Europa, i veri “giudici di Cassazione” delle politiche economiche sono ormai le agenzie di rating e i mercati finanziari e questi ragionano secondo opportunità di guadagno, non in termini di consenso elettorale”.