“A poche ore dalla presentazione della Nota di Aggiornamento del DEF da parte del Governo, con il vicepremier Di Maio che minaccia di non votare il provvedimento nel caso questa non contenga il reddito di cittadinanza propagandato dal suo Movimento Cinque Stelle, è nettamente peggiorato, nel frattempo, il quadro macroeconomico internazionale, soprattutto per via dell’improvvisa impennata dei prezzi del petrolio. Una variabile che inciderà pesantemente sull’intero quadro macroeconomico della Nota, dal momento che le previsioni fatte nel DEF di Aprile non rispecchiano più il mutato scenario internazionale.
Nell’ultimo DEF, infatti, il governo Gentiloni aveva stimato un prezzo del petrolio vicino ai 60 dollari al barile, sia per il 2019 che per il 2020. Negli ultimi giorni, però, complice l’acuirsi della guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina e le promesse del presidente americano Donald Trump di inasprire le sanzioni nei confronti dell’Iran, uno dei maggiori paesi esportatori di greggio, il prezzo del Brent è salito a oltre 82 dollari al barile, ai massimi dal 2014, e minaccia di raggiungere livelli significativamente più alti, almeno 85 dollari. Questo aumento repentino si sta già scaricando sul bilancio delle famiglie italiane, in termini di maggior costo delle bollette energetiche e del prezzo della benzina. Il Governo, a tale riguardo, aveva promesso di abbassare le accise sui carburanti già dai primi provvedimenti varati ma, almeno fino al momento, anche questa si è rivelata l’ennesima fake news.
Nel frattempo, sulla stampa circolano sempre più insistentemente le voci di un accordo raggiunto all’interno dell’Esecutivo relativamente al rapporto deficit/Pil per il 2019 da inserire nella NaDEF, che molto probabilmente sarà pari all’1,9%. Se così fosse, si tratterebbe di una scelta molto azzardata, considerando che quella è la soglia oltre la quale potrebbero scattare i downgrade del debito pubblico italiano da parte delle principali agenzie di rating, anche tenendo in considerazione che, statisticamente, il rapporto deficit/Pil effettivo risulta essere sempre maggiore di quello ipotizzato nei documenti di programmazione. Un rapporto deficit/Pil così elevato non permetterebbe infatti la discesa del debito pubblico e questo fattore verrebbe considerato molto negativamente dalle agenzie di rating. Ricordiamo, tuttavia, che gli obiettivi di finanza pubblica non vengono stabiliti unilateralmente dal Governo ma devono essere concordati con la Commissione Europea, che potrebbe quindi decidere di imporre una soglia più bassa, considerando che quella attualmente concordata per il 2019 è pari allo 0,8%, ovvero l’1,1% in meno rispetto a quella che vorrebbe fissare il Governo”.