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DEF: BRUNETTA, “FINALMENTE GIOVEDI’ IMPOSSIBILI PROMESSE GOVERNO LASCERANNO SPAZIO A NUMERI REALI”

 

DEF

 

“I mercati finanziari, gli analisti e i funzionari europei stanno attendendo con ansia crescente di vedere il quadro macroeconomico e di finanza pubblica che, tra poche ore, il governo dovrà presentare al Parlamento con la Nota di Aggiornamento al DEF. Dopo mesi di propaganda continua fatta dagli esponenti di Lega e Movimento Cinque Stelle, attraverso minacce di uscire dall’euro, richieste alla Banca Centrale Europea di condonare 250 miliardi di debito pubblico italiano e di procrastinare il programma di acquisto dei titoli di Stato, promesse di sforare la soglia del 3,0% del rapporto deficit/Pil stabilito dai trattati europei, poi ridotte alla proposta di soltanto “sfiorare” tale soglia, finalmente giovedì le impossibili promesse lasceranno spazio ai numeri reali.

Inutile ricordare che il numero più atteso della prossima NaDEF è quello del rapporto deficit/Pil per il 2019, dal quale dipenderanno i calcoli per quantificare il percorso di riduzione del debito pubblico italiano. Le ultime indiscrezioni della stampa sembrano confermare le ipotesi che già circolavano da tempo, ovvero di un livello posto all’1,6%, in aumento del +0,8% rispetto a quello stabilito nel DEF dello scorso maggio (0,8%) presentato dal governo Gentiloni. Tale soglia è, infatti, quella limite affinché il governo italiano possa garantire una seppur limitata riduzione del deficit strutturale, quello calcolato al netto della componente ciclica e una tantum, nonché un’altrettanta limitata discesa del rapporto debito/Pil. In altre parole, il minimo sindacale che Roma può proporre e che Bruxelles possa accettare. Dopo la pubblicazione del documento, è probabile che il governo tenterà una trattativa in extremis con la Commissione per ottenere qualche decimale di punto in più, prima di dover consegnare la bozza della Legge di Bilancio a metà ottobre, affinché la Commissione possa esprimere un giudizio. Lega e Movimento Cinque Stelle sanno bene che con un rapporto deficit/Pil pari all’1,6% non sarebbe possibile realizzare assolutamente nulla del programma economico di governo presentato agli italiani, comprendente flat tax, reddito di cittadinanza e controriforma Fornero. Anzi, il maggior deficit concesso dall’Europa non è nemmeno sufficiente per coprire tutte le spese indifferibili, la sterilizzazione delle clausole di salvaguardia, le maggiori spese per interessi sul debito generate dall’aumento dei rendimenti d’emissione alle ultime aste del Tesoro e il minor gettito fiscale dovuto alla riduzione della crescita del Pil.

Il ministro Tria fa bene nel tenere il punto sulla soglia deficit/Pil da inserire nel DEF, rassicurando gli investitori internazionali, i quali, nel timore che da parte di Lega e Movimento Cinque Stelle ci possa essere un nuovo assalto alla diligenza, hanno ricominciato a vendere BTP, con i rendimenti sul decennale che sono tornati a salire fino a quota 2,88% sulla piattaforma Bloomberg. C’è un altro motivo per cui il ministro Tria fa bene nel non fissare la soglia deficit/Pil oltre la soglia dell’1,6%. Tra pochi giorni, infatti, inizieranno le pagelle autunnali delle principali agenzie di rating sul debito italiano e, questa volta, non ci saranno più rinvii come quelli dello scorso agosto, causa impossibilità da parte loro di poter esprimere un giudizio sulle politiche economiche del governo. Il percorso di riduzione del deficit e del debito sarà la prima variabile presa in considerazione dalle agenzie. Se, utilizzando i loro modelli di valutazione, la soglia deficit/Pil risulterà incompatibile con il percorso di riduzione strutturale del debito pubblico, cosa assai plausibile se questa dovesse eccedere il limite del 2,0%, scatterebbe automaticamente il downgrade, con conseguenze disastrose per i nostri titoli di Stato, che si troverebbero a un passo dal livello “spazzatura”, con il conseguente rischio di non poter nemmeno essere accettati come collaterale presso la Banca Centrale Europea e con la quasi certezza che i rendimenti d’emissione si impennerebbero nelle prossime aste”.