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DEF: BRUNETTA, “IL TENTATIVO DISPERATO DI TRIA”

 

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“Pare che, per evitare il fallimento, il ministro dell’economia Giovanni Tria stia studiando una contromossa tanto giusta nelle intenzioni quanto incapace di risolvere il problema del DEF pesante o leggero. L’idea è quella di far approvare prima della presentazione del DEF il famoso decreto pro-crescita, da lui studiato, contenente misure di agevolazione fiscale e semplificazione amministrativa per le imprese che intendono investire, soprattutto nelle nuove tecnologie. Il costo del decreto, secondo le indiscrezioni, sarebbe di circa 500 milioni di euro. Un leggero aumento del deficit che però giustificherebbe, nell’idea del ministro, una revisione al ribasso del Pil inferiore al previsto, dal momento che le misure contenute nello stesso produrrebbero un aumento del Pil. L’obiettivo è quello di far credere che l’aumento della crescita generato da questo decreto sia tale da far evitare la manovra correttiva di luglio. A questo punto, il Tesoro avrebbe un motivo per scrivere nel DEF la motivazione per cui la manovra correttiva non è necessaria.

Purtroppo per Lega e Movimento Cinque Stelle, una tale soluzione non potrà essere accettata dalla Commissione Europea, a cui non basta certo un decreto approvato in fretta e furia per credere alla favola che in soli tre mesi il Pil italiano possa riprendersi da una recessione. La strategia del ministro Tria è buona nelle intenzioni, ma richiederebbe tempo per entrare a regime, mentre Bruxelles effettuerà il controllo sui conti già tra pochi mesi. Purtroppo per il Governo, ribadiamo che la Commissione, le agenzie di rating e i mercati sanno fare i conti, qualcuno di loro anche molto bene, e che pertanto è inutile voler far credere mari e monti. Se la maggioranza, anziché approvare misure nocive come il reddito di cittadinanza e la quota 100, avesse presentato un anno fa le proposte di Tria, probabilmente il Paese non sarebbe in questa situazione. Ora, i buoi sono già scappati”.