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DL DI MAIO: BRUNETTA, “CONTINUI ATTACCHI A TRIA SONO RISCHIOSI PER IL PAESE”

 

Giovanni Tria CONSIGLIO UE

 

“Negli ultimi due giorni, i quotidiani nazionali hanno riportato la notizia di un pressing crescente effettuato dal vice-premier Luigi Di Maio nei confronti del ministro dell’Economia Giovanni Tria, con il ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico che non avrebbe gradito la posizione di rigore e di attenzione ai conti pubblici del titolare del Tesoro. A quanto si legge, il ministro Di Maio starebbe cercando volutamente uno scontro frontale con il suo collega di via XX Settembre con l’intento di trovare una buona scusa per allontanarlo. Le accuse al ministro Tria sono molteplici: dalla quantificazione del numero di posti di lavoro che si andrebbero a perdere per effetto dell’introduzione delle nuove norme sui contratti di lavoro, volute strenuamente proprio dal ministro Di Maio, all’aver predisposto con Banca d’Italia, nascondendo tutto al governo, la nuova legge di Stabilità, all’aver agito in continuità con l’operato del precedente ministro Pier Carlo Padoan.

 

Il vice-premier Di Maio, evidentemente, ignora che il compito di una amministrazione è quella di supportare il ministro nell’elaborazione delle sue politiche economiche, fornendogli dati quantitativi che possano servire per verificare la bontà o meno delle sue scelte. I dipartimenti del ministero dell’Economia non sono, contrariamente a quanto crede il ministro Di Maio, degli organi politici che rispondono ad un leader, ma degli uffici tecnici indipendenti dalla politica che si occupano semplicemente di elaborare numeri. Questo è vero, a maggior ragione, per la Ragioneria Generale dello Stato, il cui compito è quello di fare delle quantificazioni relative alle misure economiche proposte dal Governo, dando il suo giudizio, anche sbagliando, in maniera del tutto indipendente sulle proposte fatte. Una Ragioneria tenuta sotto scacco dalla politica sarebbe dannosa per il funzionamento democratico del Paese.

 

I continui attacchi diretti al ministro dell’Economia, fatti attraverso assurde accuse di possibili complotti orditi ai danni del Movimento Cinque Stelle, sono quindi del tutto destituiti da ogni fondamento e sono rischiosi per la tenuta democratica del Paese. Il ministro Tria, infatti, si sta limitando semplicemente a mantenere la barra a dritta sui conti pubblici, secondo il percorso di risanamento concordato con la Commissione Europea, facendo valere, in ogni caso, la sua opinione dissenziente nei confronti di Bruxelles, come accaduto anche durante l’ultima riunione Ecofin o nell’ultimo Consiglio Europeo, quando, grazie al suo veto, è riuscito a bloccare il piano franco-tedesco su riforma della governance europea e unione bancaria. Il ministro Di Maio non può chiedere al ministro Tria di stanziare a bilancio 100 miliardi di euro per finanziare il suo assurdo programma elettorale, perché una manovra del genere farebbe saltare i conti italiani, con pesantissime ripercussioni sul debito pubblico, che proprio settimana scorsa ha toccato un altro record storico. Che questo programma non disponesse delle coperture adeguate per essere fatto, d’altronde, lo si sapeva già fin dall’inizio.

 

Concludiamo dicendo che, come ricordato dallo stesso ministro Tria, i veri interlocutori finali delle politiche economiche sono gli investitori internazionali, non i funzionari europei. Questi investitori hanno, finora, dimostrato di aver apprezzato la linea di condotta tenuta dal ministro dell’Economia, mentre hanno fatto capire a chiare lettere di bocciare le proposte di uscita dall’euro e di sforamento dei parametri europei del Movimento Cinque Stelle. Invitiamo quindi il ministro Tria a non lasciarsi ricattare e a proseguire nella sua sapiente conduzione dell’economia italiana, consapevole del fatto che i grandi investitori esteri sono completamente dalla sua parte”.