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DOCUMENTO POLITICO APPROVATO DAL COMITATO DI PRESIDENZA DI FORZA ITALIA E SOTTOPOSTO AL CONSIGLIO NAZIONALE

 

ForzaItalia

Premessa

L’attuale situazione di crisi dell’Italia chiede una grande riscossa democratica e liberale. Democratica per ritornare dopo quattro colpi di Stato in vent’anni a un governo eletto dal popolo, liberale per uscire dalla crisi economica e riprendere la via dello sviluppo.

Forza Italia ha il compito storico di catalizzare le energie positive di questo Paese, ferite da sette anni di depressione economica e avvilite da quattro anni di sospensione della democrazia, per restituire piena libertà e una rinnovata prosperità al nostro popolo.

Lo strumento politico di questo nuovo corso è l’unità inclusiva di tutti i movimenti e i partiti moderati.

Essi si riconoscono nel primato della persona e delle sue libertà, nel privilegio accordato alla famiglia e alla società rispetto allo Stato. Quest’ultimo va reso più leggero, con una importante riduzione della spesa pubblica e con una profonda riforma della burocrazia, del fisco e della giustizia.

Analisi dello stato delle cose

Assistiamo oggi alle crescenti difficoltà dell’esperienza di Matteo Renzi a Palazzo Chigi, e la sua caduta libera nei consensi ne è la dimostrazione.

Il grave dissesto economico e sociale è stato certificato dall’Ocse, dal Fondo Monetario Internazionale, dall’Istat, da Svimez, dalla Corte dei Conti e financo dalla Bce.

I dati ci dicono che siamo il Paese dell’eurozona con il tasso di crescita più basso, dopo la Grecia, Cipro e la Finlandia. Il tasso di disoccupazione (12,7%) e in particolare della disoccupazione giovanile (44,2%) è al massimo storico dal 1977; stesso record registrato dal debito pubblico, in costante ascesa a 2.218 miliardi.

Le previsioni a medio termine sono ancora più preoccupanti. Il Fondo Monetario Internazionale prevede che nell’eurozona l’Italia, nei prossimi 5 anni, si collocherà, per tasso di sviluppo, al diciannovesimo posto. Ultima tra gli ultimi. E per ridurre il tasso di disoccupazione e tornare ai livelli del 2007 occorreranno 20 anni.

La pressione fiscale (43,5%) è di 1,7 punti più alta rispetto alla media dell’eurozona, ed assolutamente incompatibile con la possibilità di una qualsiasi ripresa. Né i proclami sull’abbattimento delle imposte, lodevoli nelle presunte intenzioni, sono credibili in presenza di una base elettorale e ideologica, quella del Pd, nelle sue varie correnti, ancorata all’espansione del potere con l’espansione della spesa pubblica e considerato lo stato dei conti pubblici italiani, anche rispetto ai vincoli europei.

Il numero dei nostri concittadini in povertà assoluta non regredisce e si attesta sui 4 milioni. Il ceto medio si è ridotto in pochi anni dal 54% al 37% degli italiani. Il Sud è abbandonato a sè stesso.

Il percorso delle riforme è in una situazione di stallo perché il cosiddetto Italicum, approvato dal Parlamento con gravi forzature regolamentari, non corrisponde al disegno originario del “Patto del Nazareno”, che è stato disatteso nella lettera e nello spirito. Nel combinato disposto dell’Italicum con la riforma del Senato, l’Italia è a grave rischio di regime.

Allo stesso modo, è in crisi la pacificazione nazionale, con il risultato che si tenta di sostituire all’ampio consenso tra le forze democratiche per le riforme costituzionali il soccorso casuale di transfughi di vario genere. Tanto più che questo governo si regge alla Camera su una maggioranza di 130 deputati insediatisi grazie a un premio dichiarato illegittimo dalla Corte costituzionale e al Senato su 32 senatori eletti dal centro destra con il mandato di contrastare la sinistra.

Noi proponiamo la revisione della riforma del bicameralismo paritario con l’elettività dei Senatori e, per quanto riguarda la Legge elettorale, l’attribuzione del premio di maggioranza alla coalizione e non alla lista.

I limiti della presenza europea di Renzi si sono visti in occasione della crisi greca, delle inutili e dannose sanzioni alla Russia, nella lotta all’immigrazione e al terrorismo. Incapace di prendere posizione, anche nella dialettica tra Francia e Germania. Il nostro Paese è chiamato ai tavoli solo quando c’è da pagare. Mai quando si decide.

Infine, l’appeasement sulla giustizia: Renzi si rende oggi conto che il problema esiste e anziché affrontarlo tenta di rabbonire il partito dei Pm, togliendo al Parlamento la prerogativa di decidere su quel che resta dell’immunità parlamentare. Questo comportamento rappresenta un segnale di rinuncia a qualsiasi riforma seria della giustizia.

La nostra proposta

I sondaggi attribuiscono ormai i medesimi consensi alle coalizioni principali. Il centrodestra unito è alla pari del centrosinistra in crisi.

Si tratta di recuperare consensi dal non voto, che è ormai un fronte che supera il 50% degli aventi diritto.

Le ultime elezioni regionali e amministrative hanno rilanciato la nostra proposta politica. Si pensi alla Liguria e a Venezia, ma anche a Umbria e Arezzo.

Questo è accaduto grazie alla credibilità di candidati provenienti dalla trincea del lavoro e all’unità del centrodestra. La capacità di ascolto della gente, testimoniata da Silvio Berlusconi sin dal 1994, si è espressa attraverso uomini e donne credibili e con programmi liberali di sburocratizzazione degli apparati, di contrasto alle politiche assistenziali e corporative, di governo dell’immigrazione.

Sul piano nazionale, è pronto il cantiere delle idee e del programma, innanzitutto con la Lega. Le nostre proposte di meno tasse (Flat tax), meno burocrazia, meno Stato, più persona, più impresa, più famiglia, la nostra ricetta liberale dello sviluppo e del benessere, sono aperte al contenuto e alla elaborazione di alleati vecchi e nuovi.

L’obiettivo è quello di ridurre la pressione fiscale di 80 miliardi (5 punti) in 5 anni, riducendo di pari importo, sempre in 5 anni, la spesa pubblica. Si tratta di una riduzione di 16 miliardi in più ogni anno, che andranno per metà  alla riduzione della pressione fiscale sulle famiglie e per metà alla riduzione della pressione fiscale sulle imprese.

Nella riduzione della spesa pubblica, grande ruolo ricopre la riduzione degli interessi sul debito, derivante da un grande piano di attacco al debito pubblico, per riportarlo sotto il 100% rispetto al Pil.

Lombardia, Veneto e Liguria sono i modelli di governo che riproporremo in sede nazionale, per far uscire il nostro Paese dalla crisi economica, morale e di credibilità internazionale.

Sin da oggi, sfidiamo il governo su questi temi.

Disoccupazione giovanile: per creare nuovi posti di lavoro è necessario dar vita ad un piano straordinario per il rilancio dell’industria e dell’impresa, che non può prescindere, tra l’altro, dal pagamento di tutti i debiti della Pubblica amministrazione, uno dei tanti impegni presi e non mantenuti dal governo Renzi. A questo non può non aggiungersi la totale decontribuzione e defiscalizzazione delle nuove assunzioni di giovani a tempo indeterminato.

Forza Italia è pronta a sostenere tutte le iniziative credibili destinate a ridurre la pressione fiscale, in particolare sulla casa; a rendere più flessibile il mercato del lavoro; a riformare, e soprattutto informatizzare e digitalizzare la burocrazia; e a ridurre i tempi della giustizia penale e civile.

Per sostenere l’economia reale, Forza Italia avvierà una serie di iniziative politiche e legislative a sostegno delle piccole e medie imprese dell’agricoltura, del commercio, dell’artigianato, del turismo, delle libere professioni e di tutte le partite Iva.

Europa. Nessuna cessione di sovranità all’Ue. Ridiscussione dei Trattati e dei regolamenti. Reflazione in Germania, con la riduzione del surplus commerciale tedesco e dei Paesi del Nord, per rilanciare la crescita nell’intera Unione europea. E in attesa che le nuove politiche abbiano effetto, Eurobond e mutualizzazione di parte del debito sovrano.

Quanto alla politica estera e all’immigrazione, i flussi migratori sono diventati un fenomeno globale che può essere risolto soltanto con un intervento internazionale sotto l’egida dell’Onu e con il sostegno di Ue, Usa e Russia. Nell’attesa di azioni di politica internazionale che portino alla soluzione dei conflitti in Africa, in Medioriente ed ai confini orientali dell’Europa serve un’azione rapida che blocchi l’immigrazione dalla Libia.

Si deve realizzare un accordo internazionale con i libici per la creazione di campi profughi e per il blocco delle imbarcazioni che trasportano immigrati, oltre a un indispensabile incremento dei fondi destinati alla cooperazione per lo sviluppo, alla difesa e all’accoglienza delle minoranze cristiane perseguitate dall’Isis e dal fondamentalismo islamico.

Uniti si vince. Viva Forza Italia! Viva l’Italia!