Dicevano che fosse Berlusconi ad aver bisogno del Nazareno per esistere. In realtà Berlusconi aveva accettato un grande patto di pacificazione per ché ne aveva bisogno l’Italia e questo nostro popolo. Ora scopriamo dai fatti della vita che era Renzi ad aggrapparsi al Nazareno per non pestare il muso a terra.
Lo si noti. Dal giorno dell’elezione di Mattarella, quando il leader di Forza Italia ha preso atto della rottura del metodo istituzionale insito nel Patto, Renzi non è riuscito più a combinar nulla.
L’ultimo decreto necessario e urgente (per modo di dire) è quello firmato dal Capo dello Stato supplente, Pietro Grasso. Poi basta. Gli è andato storto tutto.
La disperazione lo sta portando a cercare l’abbraccio con Grillo, là da dove era sciaguratamente partito il suo predecessore alla segreteria del Pd. E’ la coazione a ripetere i propri errori che è il vero trait d’union dentro la Ditta vecchia e nuova, nella presunzione costante di poter guidare il mondo a prescindere dal merito democratico, avendo una maggioranza enorme e incostituzionale ottenuta grazie a un voto risicatissimo.
Insomma il suo sogno sarebbe la costituzione di un Renzillo, una bestia paurosa e destinata a sbranarsi da sola, se la congiunzione innaturale riuscisse. Non prima però di aver fatto del male irreparabilmente all’Italia.
Vorrebbero trovare accordi sulla giustizia, sulla legge elettorale, sulla Rai. In realtà, questo gioco è più probabilmente una finzione scenica per estorcere una opposizione più blanda da Forza Italia e una disposizione più accomodante da Alleanza popolare.
In realtà il nostro ‘no’ trova ulteriori elementi per consolidarsi.
Uno come Renzi che si sposta qua e là nel panorama delle forze politiche, scegliendo questo o quello come interlocutore non sulla base di comuni consapevolezze ma per stare a galla, dimostra di non essere adatto a guidare il Paese. E’ un Re(nzi) Travicello dalla parlantina sciolta e offensiva, ma pur di sopravvivere al suo posto di comando si porta in casa il Conte Ugolino Grillo.
Renzi ha ormai una maggioranza che non tiene. Non tiene neanche nel suo stesso partito. Ci sono troppe spinte contrapposte e il premier non è in grado di cavarne una sintesi operativa. Sulle riforme di rango costituzionale (Italicum, Costituzione) nella Ditta c’è grande subbuglio, e non ha nulla da sperare quanto a soccorso azzurro.
Non solo: c’è l’impasse sulla giustizia, dove il governo alla Camera ha dovuto accettare il sostegno di Sel per non andare sotto sulla prescrizione lunga, mentre Alleanza popolare non ha voluto saperne per fortuna di seguire il Pd sulla strada di un giustizialismo populista. Quasi che per rendere la giustizia più efficace si debbano ulteriormente allungare i tempi del processo. Un’indecenza morale e una ammissione di incapacità politica.
Allo stesso modo sulla scuola: la componente della Cgil è assolutamente ostile alla parità scolastica, che invece con grande lena è sostenuta oltre che da noi, da Alleanza popolare e persino da una parte del Pd (vedi la lettera dei 44, sostenuti da un nume tutelare, Luigi Berlinguer). Oltretutto i soldi per assumere i precari non ci sono. E tutto è fermo alle linee guida che in realtà sarebbe meglio chiamare schizzo di un fantasma.
Resta la Severino da cambiare forse o per forza, la banda larga e Rai Way su cui le idee, pur non esistendo, riescono a essere lo stesso confuse.
In questo quadro la divisione del centrodestra e i personalismi di Forza Italia sono tanto più sciagurati. Renzi sta annaspando. Cerca di respirare un po’ trovando un minimo di visibilità internazionale coi suoi viaggi in Ucraina e Russia, ma qui in Italia rischia di annegare nella palude pur essendo travicello. È tempo di mettere da parte le questioni di tattica bottegaia e vedere le cose in grande. Presto l’Italia avrà bisogno di noi al governo.