“600 milioni di euro sono stati pagati dallo Stato, dal 1992 ad oggi, come risarcimento per ingiusta detenzione. 24.000 le persone che hanno ottenuto questo risarcimento. Un’Istituzione che ha il compito di ridare onore alle vittime c’è. Ed è la Corte europea dei Diritti Umani di Strasburgo, che ha rigettato la richiesta del governo italiano di rinviare alla Grande Chambre il verdetto pronunciato nell’aprile scorso con cui l’Europa ha stabilito che la condanna di Bruno Contrada per associazione mafiosa (l’ex 007 ha già scontato 10 anni) era ingiusta in quanto violava l’art. 7 della Convenzione europea dei diritti umani”. Lo scrive ‘Il Mattinale’ (www.ilmattinale.it), la nota politica redatta dallo staff del gruppo Forza Italia della Camera dei deputati.
“Nel caso di Contrada la condanna per concorso esterno in associazione mafiosa si rifà a fatti antecedenti all’introduzione del reato che è stato istituito combinando due articoli il 110 (concorso) e il 416 bis (associazione mafiosa) nel 1994. Strasburgo ha semplicemente detto che la retroattività non è ammissibile. Un caso simile a quello di Bruno Contrada è quello di Marcello Dell’Utri, attualmente detenuto nel carcere di Parma, condannato a 7 anni proprio per concorso esterno in associazione mafiosa.
Quindi se Contrada ha subito una sentenza che semplicemente non doveva esserci perché sanzionata applicando una legge che al momento dei fatti contestati non c’era, anzi a volerla dire tutta in realtà quella legge non c’è ancora, ma è una costruzione giurisprudenziale che ha assunto una consistenza propria nel 1994, lo stesso principio può essere applicato a Dell’Utri la cui condanna (basata su testimonianze di pentiti e che il co-fondatore di Forza Italia nega risolutamente) è arrivata per fatti accaduti tra la metà degli anni ’70 ed il 1992. Ossia quando il reato di concorso esterno in associazione mafiosa non era ancora previsto dal codice penale italiano. La norma applicata da Strasburgo è semplice “nulla pena sine legge”, tradotto in parole povere: nessuna pena per una legge che non esiste.
Quanto a Dell’Utri, prendere atto di questa sentenza della Corte dei diritti umani dovrebbe bastare per determinarne la scarcerazione. Si impone la grazia presidenziale. Quello che oggi andrebbe fatto è dunque rivedere i processi di Contrada e di Dell’Utri per esempio, ma anche quelli di chi si ritrova di fatto nella loro stessa condizione, per evitare proprio di incorrere ancora e sempre nello stesso errore: far scontare pene detentive – il carcere! – a chi per un motivo o per un altro invece non dovrebbe scontarle. A volte non basta coprire l’errore, a volte sarebbe più giusto ridare onore e dignità alla vittima dell’errore”, conclude ‘Il Mattinale’.