“La grande stampa finanziaria internazionale ha nuovamente lanciato l’allarme sul “rischio Italia”, per effetto dei continui annunci da parte di noti esponenti del Governo, annunci che stanno assumendo sempre più i contorni di una guerra contro tutti, dai funzionari della Unione Europea ai banchieri esteri, dai mercati finanziari internazionali a non meglio identificati “speculatori”. Dopo l’articolo del Wall Street Journal di due giorni fa, nel quale il quotidiano finanziario americano scriveva che l’Italia rappresenta ormai solo un pericolo per l’Euro e paventava il rischio concreto di una fuga di capitali da Roma, peraltro già in atto, ieri anche l’agenzia Bloomberg ha scritto che lo spread tra BTP e Bund potrà toccare i 470 punti base, ai livelli record raggiunti nella drammatica estate del 2011, nel caso il governo Conte decidesse di sforare la soglia del 3,0% deficit/PIL nella prossima Legge di Bilancio. L’allarme è talmente concreto che l’agenzia di rating Fitch ha deciso di rimandare la data del suo giudizio sul debito italiano, dichiarando di non avere elementi sufficienti per poter formulare una valutazione obiettiva e preferendo aspettare la Nota di Aggiornamento al DEF di Settembre per analizzare i dati macroeconomici e il quadro programmatico definitivo.
Il governo, però, non sembra per nulla preoccupato dei continui avvertimenti provenienti dall’estero, come se avesse già messo in conto le critiche, decidendo di non ascoltarle. Al contrario, continua a provocare i mercati proponendo soluzioni tanto assurde quanto controproducenti. L’ultima è quella di oggi del ministro Paolo Savona, che ha invocato l’aiuto finanziario russo in sostituzione di quello della Banca Centrale Europea, con il suo Quantitative Easing ormai in via di dimezzamento da ottobre, e azzeramento totale dal 2019, che proseguirà solamente con il reinvestimento dei proventi dei titoli posseduti, per l’acquisto dei BTP. Una dichiarazione del genere rende ancora più evidente la scelta dell’attuale governo di sposare l’opzione degli aiuti esterni all’Unione Europea, soprattutto verso Est, radicalizzando in questo modo l’atteggiamento negativo e diffidente nei confronti dei suoi tradizionali riferimenti istituzionali e finanziari, allontanando l’Italia da Bruxelles. Come meravigliarsi, dunque, se l’Italia potrà subire lo stesso trattamento che agenzie di rating, hedge funds, grandi investitori e imprenditori internazionali stanno riservando al “basket” dei paesi sovranisti? In altre parole, assisteremo, questo è il grande pericolo, al ritiro massiccio di capitali da Roma, svendita di titoli di Stato e alla irreparabile perdita di fiducia nelle istituzioni italiane. Essere finiti in quel “basket” costerà al nostro paese decine di miliardi di euro di perdite. Con l’unica differenza che, fortunatamente, l’Italia non rischia un crollo della sua valuta, per il semplice fatto che adotta una divisa forte come l’euro”.