“Il rischio Italia continua ad aleggiare sui mercati finanziari e viene continuamente riportato dalla grande stampa finanziaria internazionale. Nonostante oggi la Borsa di Milano abbia leggermente recuperato dopo le gigantesche perdite accumulate negli ultimi quattro giorni, quantificabili in circa 33 miliardi di euro come capitalizzazione perduta, lo spread continua a rimanere pericolosamente sopra ai 180 punti base, dopo aver raggiunto ad inizio giornata il picco di 196 punti base, e il rendimento dei BTP a 10 anni resta ad un livello superiore al 2,36%.
Se i rendimenti e lo spread non sono schizzati a livelli ancora più alti, ciò è dovuto soltanto all’ennesimo intervento compiuto dalla Banca Centrale Europea, che si è messa di nuovo ad acquistare massicciamente i nostri titoli di Stato, per calmierare l’aumento dei loro rendimenti. Questo vuol dire che i mercati finanziari non si fidano nella maniera più assoluta del possibile governo Lega – Movimento Cinque Stelle e del possibile Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e che se non hanno proseguito nell’ondata di svendita dei titoli sovrani italiani, ciò è dovuto solamente al fatto che non vogliono sfidare la banca centrale che sta facendo di tutto per non far arrivare gli spread a livelli insostenibili.
A destare fortissime preoccupazioni, è inoltre un report divulgato dalla società americana di rating Fitch, il quale parla apertamente di un nuovo rischio debito per l’Italia, prefigurando un possibile taglio del rating sovrano, dopo il peggioramento dell’outlook sullo stesso. Attualmente, il rating sovrano dell’Italia è soltanto due “notch” sopra il livello “non-investment”, raggiunto il quale gli effetti che si scatenerebbero sui nostri titoli e, di riflesso, sui nostri conti pubblici, sarebbero devastanti. Questo per tre motivi. Innanzitutto, titoli di livello “non-investment” non sarebbero più acquistabili dalla Banca Centrale Europea, che come condizione di eleggibilità perché un bond sovrano possa rientrare nel suo Quantitative Easing ha proprio l’evidenza che quel bond sia di livello “investment”. Inoltre, la stessa BCE sarebbe impossibilitata di reinvestire i BTP già acquistati nel suo programma d’acquisto alla loro scadenza. Infine, i nostri titoli di Stato non potrebbero più essere accettati come collaterale dalla stessa banca centrale, come già accaduto nel caso greco. Questo vorrebbe dire che alcuni dei 200 miliardi di titoli italiani messi dalle banche italiane come garanzia dovrebbero essere ritirati e spostati nel bilancio della Banca d’Italia.
Il motivo per cui l’agenzia Fitch ha lanciato l’allarme sulla sostenibilità del debito italiano è fin troppo semplice da comprendere. Il contratto siglato da Matteo Salvini e Luigi Di Maio, infatti, ha un costo stimato in circa 100 miliardi, 80 miliardi se si tolgono le tax expenditures che verrebbero cancellate, per una cifra pari al 4,5% del Pil italiano. Il contratto viola il vincolo di pareggio di bilancio inserito nel 2012 nella Costituzione, come parte del “Six Pack” europeo, con la conseguenza che il presidente della Repubblica potrebbe decidere di non controfirmare gli atti legislativi che non rispettano tale vincolo, dando così il via a uno stallo istituzionale senza precedenti.
Ricordiamo che il governo italiano si è impegnato con la Commissione Europea a raggiungere il pareggio di bilancio strutturale per il 2020 e che, come conseguenza di questo programma, il rapporto debito/Pil dovrebbe ridursi dall’attuale 132% al 124% proprio in quell’anno. Se il programma Lega-Cinque Stelle dovesse andare in porto, invece, la banca d’affari Goldman Sachs ha calcolato che il rapporto salirebbe al 140%, ovvero ad “un punto di non ritorno”.
E’ evidente che Matteo Salvini e Luigi di Maio stanno scherzando con il fuoco, anche considerando che il programma d’acquisto dei titoli di Stato della BCE è in procinto di scadere entro la fine di quest’anno, con la conseguenza che la banca centrale non potrà più, come ha fatto oggi, intervenire d’urgenza per acquistare i nostri BTP. Senza il “muro di fuoco” di Francoforte i nostri rendimenti sovrani salirebbero velocemente e rischieremmo di finire facilmente sotto il controllo della Troika”.