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GOVERNO: BRUNETTA, “IMPEGNI DI DEFICIT E DEBITO PRESI CON UE NON RISPETTATI, LA MANOVRA CORRETTIVA NON È UNA EVENTUALITÀ MA CERTEZZA”

 

Manovra CDM conte governo

“Inutile farsi troppe illusioni. Più che pensare a far crescere il Pil a ritmi sostenuti, il Governo dovrà prima pensare a trovare le risorse necessarie per far quadrare i conti, a partire dai 23 miliardi di euro per disinnescare le clausole di salvaguardia sull’aumento dell’IVA e quelle per correggere il disavanzo eccessivo superiore al 2,04% concordato a dicembre con la Commissione Europea. Per la maggior parte degli economisti una cosa infattibile. L’economista Maurizio Mazziero, per esempio, ha recentemente pubblicato una analisi macroeconomica nella quale si legge che “La recessione tecnica ha avuto un impatto modesto sul PIL del 2018, bloccandolo allo 0,8%, ma è sul 2019 che avrà un effetto fortemente negativo. La crescita difficilmente potrà raggiungere gli obiettivi del Governo all’1% e già oggi le stime che superano lo 0,3% possono definirsi ottimistiche. La conseguenza sarà che tutti quegli impegni di deficit/PIL e debito/PIL concordati in sede comunitaria non verranno raggiunti e ciò innescherà una nuova disputa con la Commissione Europea, con effetti critici anche su spread e spesa per interessi. La manovra correttiva non sarà quindi un’eventualità, ma è cosa certa, già oggi. Negarlo non favorisce la fiducia dei mercati finanziari a cui la capacità di analisi non manca. Il debito pubblico in aumento restringerà ancor di più gli spazi di manovra per poter disinnescare le clausole di salvaguardia, che quasi certamente dovranno scattare nel 2020 con un aumento dell’IVA forse non al 25,2% come previsto, ma più probabilmente al 24-24,5%. Tutto questo aumenterà ancor di più la fragilità dell’economia italiana e la stabilità dei conti pubblici, specialmente se si acuirà il rallentamento economico globale. A quel punto diventerà possibile una patrimoniale o un ritorno alla tassazione sulla prima casa nel 2021. Sul possibile aumento dell’IVA, ormai dato per certo, ricordiamo al Governo l’esempio del Giappone, dove l’aumento fece finire l’economia nipponica in recessione nel giro di poche settimane. In quel caso si partiva da una economia in fase di espansione. Possiamo immaginarci cosa potrebbe succedere in Italia se venisse alzata in una fase di piena recessione”.