“Il ministro dell’Economia Giovanni Tria ha già messo le mani avanti da diverso tempo, dichiarando che lui è favorevole a una rimodulazione del prelievo fiscale che diminuisca la tassazione diretta in cambio di un aumento di quella indiretta. Ovvero dell’Iva. Siamo d’accordo con questa posizione del ministro Tria, in quanto la letteratura economica dimostra ampiamente come la tassazione diretta produca effetti distorsivi sull’economia molto maggiori di quella indiretta. Il problema è che il ministro Tria sa perfettamente che ha davanti un vincolo di saldo che gli impedisce di fare questa sostituzione. Se, infatti, ad un aumento dell’Iva da 23 miliardi corrispondesse un taglio dell’Irpef o dell’Ires (o entrambi) di pari ammontare, il rapporto deficit/Pil rimarrebbe sempre al 3,5%, un valore che la Commissione boccerebbe subito. Invece, quello che il ministro può fare è solo far scattare l’aumento dell’Iva, come vuole Bruxelles, non tagliare la tassazione diretta e limitarsi, semmai, a una rimodulazione delle aliquote o procedendo a un taglio delle detrazioni per reddito da lavoro o degli 80 euro di Renzi in cambio di una lieve limatura alle aliquote. Altri spazi fiscali per procedere ad un taglio delle tasse sul lavoro non ce ne sono. Gli impegni presi con Bruxelles lo impediscono categoricamente”.
Lo scrive in una nota Renato Brunetta, deputato e responsabile economico di Forza Italia.