“Il caso Rai Way continua a tenere banco. E non solo a seguito dell’audizione, presso la Commissione Industria del Senato, di Camillo Rossotto, presidente della società. E’ la natura del problema a richiedere un’attenzione permanente, a causa delle contraddizioni in cui si è lasciato andare il Governo, tenendo conto delle caratteristiche di un settore – dalle TV alle Tlc – che è il simbolo della modernità di un sistema – Paese. E che in Italia non è certo al massimo del suo splendore. Sorprendenti, quindi, alcune affermazioni del Presidente di Rai Way. Alcune condivisibili, altre del tutto eccentriche rispetto alle caratteristiche del nostro ordinamento giuridico”. Lo scrive ‘Il Mattinale’ (www.ilmattinale.it), la nota politica redatta dallo staff del gruppo Forza Italia della Camera dei deputati.
“ “Un’opa volontaria e totalitaria” – ha sostenuto, stando alle agenzie di stampa – su un’azienda “di cui lo Stato detiene il 65%” e su cui è stato posto un vincolo a mantenere in mano pubblica il 51% “non ha precedenti”. Due inesattezze. Innanzitutto quel vincolo era solo “allo stato”. Coincideva, cioè, con la decisione di procedere alla quotazione in borsa della società. Non aveva, in altri termini, alcuna proiezione di carattere strategico. Ne deriva che se quel vincolo dovrà rimanere, il decreto dovrà essere reiterato e precisato nei suoi fondamenti giuridici. Seconda questione. Ha senso quotare in borsa una società che, per definizione, non è contendibile? Quale sarebbe, in questo caso, il ruolo dell’azionista di minoranza? Quello di percepire un semplice rendimento, senza possibilità di incidere sulla gestione della società? Non è questo un semplice ritorno, in forma surrettizia, alle azioni di risparmio, la cui regolamentazione richiede tuttavia un ben diversa strumentazione giuridica e statutaria?”.
“La posizione di Rossotto è comunque comprensibile. Finché l’azienda non sarà contendibile, la permanenza del management al vertice della società è assicurato. Salvo le incerte evoluzioni della congiuntura politica. Ma è questo il modo migliore per dare continuità operativa ad un’azienda che ha un ruolo strategico nell’assento di un comparto così importante? La risposta la fornisce lo stesso Rossotto: “avere un operatore unico per gli impianti è razionale perché evita la duplicazione degli investimenti” e non a caso è questo il modello seguito “nel Regno Unito, in Francia Spagna e Norvegia”. Come tutto questo sia compatibile con l’opacità del modello giuridico scelto dal Governo rimane uno dei tanti misteri gloriosi che caratterizzano le scelte di questo Governo”, conclude ‘Il Mattinale’.