“Francesco Bei su “Repubblica”, il cui editore di recente si è espresso sobriamente su Renzi definendolo “un fuoriclasse”, fissa la data delle dimissioni del Capo dello Stato “tra il 22 gennaio e il 2 febbraio”. Siamo alle profezie?”. Lo scrive ‘Il Mattinale’ (www.ilmattinale.it), la nota politica redatta dallo staff del gruppo Forza Italia della Camera dei deputati.
“Il comunicato del Quirinale invitava a non tener conto della data e delle indiscrezioni sulle sue dimissioni. Traduzione alla luce delle nuove date: la Ditta ha deciso congiuntamente, nelle tre sedi di Quirinale, Palazzo Chigi e Largo del Nazareno di riprendersi tutto. Riforma elettorale con il passaggio dall’Italicum al Renzicum. Il Senaticum scritto coi piedi. Ed elezione del Capo dello Stato scelto direttamente in Ditta”.
“Si chiama metodo Renzi, secondo Bei. Consiste in questo, un po’ come Indiana Jones che estrae la pistola e spara: il nuovo Presidente della Repubblica lo sceglie il Pd, cioè Matteo. Garantisce che sarà in gambissima. Di sinistra ma non troppo. Cattolico, ma senza eccessi. Soprattutto sarà del Pd. Che sia un Presidente di garanzia sarà garantito da Renzi”.
“Emerge questo non solo dalle rivelazioni di Bei, ma dai comportamenti visibili nelle aule parlamentari e nella linea seguita dal Pd nelle Commissioni Affari costituzionali di Camera e Senato: nervosismo e fretta. La nostra risposta è questa: se fa così siamo al totale abbandono del metodo Nazareno. Siamo all’uso ribadito e indecente di un premio di maggioranza incostituzionale per approdare a un assetto della Repubblica che viola in radice le regole morali, politiche, giuridiche della democrazia. Ci appelliamo anche a Napolitano. Chiedergli un mea culpa rapido è troppo. Ci ha messo 40 anni a scusarsi per aver propagandato e invitato Mosca a invadere l’Ungheria. Ma almeno dica una parola chiara su di sé”.
“Apprendiamo poi dal “Corriere della Sera” una notizia fondamentale per il futuro dei nostri figli e nipoti. “Ma Renzi è Renzi”, fa infatti sapere al mondo Maria Teresa Meli. “Ma Renzi è Renzi. E la vicenda romana non lo ferma”. Renzi non sta predisponendo riforme che risollevino l’economia, ma il proprio potere, e i guai romani gli fanno un baffo. Come se lui fosse superiore a tutto”.
“La strada indicata da Berlusconi, con fermezza e senza alcuna iattanza, è l’unica percorribile. Se si risolve ottimamente la pratica del nuovo Capo dello Stato, finirebbe il tempo di sospensione della democrazia in Italia. E ne beneficerebbe tutto: pacificazione sociale, ripresa di speranza. Ci pensino Napolitano e Renzi”, conclude ‘Il Mattinale’.