“Oggi l’ISTAT ha confermato che il Pil italiano è sceso del -0,3% nel quarto trimestre 2019 su base trimestrale, mentre su base annuale è salito dello 0,1%. Il 2019 si chiude quindi con un forte calo, il più marcato dal primo trimestre 2013, ovvero sette anni fa. Il 2019 lascia un’eredità negativa al 2020 in termini di crescita, in quanto la variazione acquisita è pari a -0,2%. È questa la crescita che si otterrebbe nel caso in cui in tutti i trimestri del 2020 si registrasse una crescita congiunturale pari a zero.
‘Rispetto al trimestre precedente – si legge nel comunicato dell’ISTAT – tutti i principali aggregati della domanda interna registrano diminuzioni, dello 0,2% per i consumi finali nazionali e dello 0,1% per gli investimenti fissi lordi. Le importazioni si sono ridotte dell’1,7% e le esportazioni sono cresciute dello 0,3%. La domanda nazionale al netto delle scorte ha contribuito negativamente per 0,2 punti percentuali alla crescita del Pil, con -0,1 punti dei consumi delle famiglie e delle Istituzioni Sociali Private ISP e un contributo nullo sia degli investimenti fissi lordi, sia della spesa delle Amministrazioni Pubbliche (AP). Anche la variazione delle scorte ha contribuito negativamente alla variazione del Pil, per 0,7 punti percentuali, mentre il contributo della domanda estera netta è risultato positivo per 0,6 punti percentuali.
Si registrano andamenti congiunturali negativi sia per il valore aggiunto dell’industria sia per quello dei servizi, diminuiti rispettivamente dell’1,2% e dello 0,1%, mentre il valore aggiunto dell’agricoltura è cresciuto dell’1,4%’”.
Lo scrive in una nota Renato Brunetta, deputato e responsabile economico di Forza Italia.