“Per evitare in extremis l’apertura della procedura, il Governo dovrebbe presentare, come richiesto dalla Commissione, un nuovo Draft Budgetary Plan, contenente i tassi di crescita del Pil e i rapporti deficit/Pil rivisti al ribasso per il prossimo triennio, oltre che a un programma di riduzione del deficit strutturale che porti al pareggio di bilancio entro il 2021. Per poterlo fare, però, l’aggiustamento del deficit strutturale dovrebbe essere pari all’1,4% (circa 21 miliardi di euro), come richiesto da Bruxelles. Dal momento che il vicepremier Salvini ha escluso del tutto questa possibilità, non si capisce il motivo per il quale l’Europa dovrebbe fare degli sconti all’Italia.
Inutile anche voler far credere che la soluzione per ridurre leggermente il deficit sia quella di rinviare di qualche mese l’entrata in vigore delle due misure bandiera del Governo, il reddito di cittadinanza e la quota 100, dal momento che, anche in questo caso, i rapporti deficit/Pil rimarrebbero comunque invariati, e quindi non ci sarebbe nessuna riduzione significativa del deficit strutturale verso l’obiettivo del pareggio di bilancio.
L’unica cosa che il Governo può fare, lo ribadiamo di nuovo, è quella di abbandonare definitivamente il reddito di cittadinanza e la “quota 100”, riscrivere il DBP senza queste due misure, rivedere al ribasso gli obiettivi di crescita e di deficit per i prossimi tre anni e inviare il tutto alla Commissione prima della prossima riunione dell’Ecofin. Senza questo passaggio, da gennaio ci troveremo in casa i commissari della Troika”.