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MANOVRA: BRUNETTA, “LA MONTAGNA HA PARTORITO IL TOPOLINO”

 

Conte Salvini Di Maio Governo

 

“Alla fine, la montagna ha partorito il topolino. Dopo mesi di annunci da campagna elettorale, non interrotti neanche dopo che il governo Conte è entrato ufficialmente in carica, ieri il ministro dell’economia Giovanni Tria ha finalmente messo fine all’incertezza sulla politica economica che il Governo intende perseguire, dichiarando, al Forum Ambrosetti di Cernobbio, che la prossima Legge di Bilancio non conterrà alcuno shock economico ma seguirà, invece, un approccio di tipo “gradualista”, fatto di micro interventi. Niente flat tax, dunque, niente controriforma della legge Fornero, niente reddito di cittadinanza come quello promesso dal vicepremier Di Maio in campagna elettorale. Il nuovo imperativo del Governo è diventato quello della responsabilità fiscale e del rispetto di tutti i vincoli europei di finanza pubblica, che, per il 2019, significa un rapporto deficit/Pil non superiore all’1,5%. Un livello che, se va bene, consentirà al massimo di sterilizzare le clausole di salvaguardia sull’IVA. Per finanziare qualsiasi altra misura non resta neanche un euro a disposizione.

La guerra di parole tra gli esponenti del governo giallo-verde e i funzionari della Commissione Europea può dirsi così finalmente conclusa ma il prezzo da pagare per l’Italia è stato senza precedenti: quasi 100 miliardi di euro di perdita di capitalizzazione per la Borsa Italiana, quasi 100 miliardi di capitali esteri usciti dal nostro paese in soli 3 mesi, lo spread tra BTP e Bund che è raddoppiato e 7 miliardi di euro in più che gli italiani dovranno pagare per l’aumento dei rendimenti d’emissioni subiti dal Tesoro nelle aste successive all’insediamento del governo. A conti fatti, oltre 200 miliardi di perdite finanziarie subite soltanto per effetto di annunci e slogan. Senza contare gli effetti sull’economia reale, con un Pil calato vistosamente nell’ultimo trimestre e con gli indicatori di confidenza nell’economia italiana (PMI) scesi pericolosamente verso la soglia dei 50 punti, quella che segna lo spartiacque tra una fase espansiva e una recessiva dell’economia.

Il governo promette ora di risollevare la crescita italiana al +1,6% il prossimo anno, ovvero ad un tasso quasi doppio rispetto a quello previsto dalle principali istituzioni finanziarie internazionali. Una missione praticamente impossibile, considerando il rallentamento in corso dell’economia italiana ed europea, la fine del Quantitative Easing della Banca Centrale Europea ormai prossimo, le continue tensioni sui mercati finanziari per effetto della guerra commerciale in atto tra Stati Uniti ed Europa e del rischio sempre crescente di nuove tensioni all’interno dell’Unione Europea dovute alla crescita dei partiti populisti. L’effetto combinato dei costi delle promesse non mantenute e del quadro economico internazionale negativo potrebbe far crescere l’Italia molto meno del previsto, esponendola a shock esogeni che impatterebbero in maniera molto negativa sul debito pubblico, come recentemente dimostrato anche da studi di Carlo Cottarelli e di Goldman Sachs. Ci chiediamo come il Governo possa credere, con tassi di crescita ritornati a quelli degli zerovirgola, di riportare le finanze pubbliche italiane sul sentiero della sostenibilità. Insomma, un’Italia che galleggia con debito/Pil e deficit/Pil in peggioramento, senza nessuna riforma, con il “no” alle grandi infrastrutture ma in compenso con tutti i negozi chiusi la domenica. Ci sarebbe da ridere, se non fosse da piangere”.