Dichiarazione dell’onorevole Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia:
“Da Viale Mazzini tutto tace. La decisione assunta due mesi fa dal Cda Rai di applicare il limite di 240mila euro, a partire dal mese di aprile, anche ai contratti delle star sta assumendo contorni sempre più sfocati.
Sembra che i grandi cervelloni stiano studiando una scappatoia a difesa dei maxi-cachet dei volti noti della tv di Stato anche alla luce del ridicolo parere dell’Avvocatura dello Stato, il cui contenuto è trapelato soltanto dai giornali. Parere meramente facoltativo, poiché la sua adozione non può prescindere dall’iniziativa dell’organo di amministrazione attiva, e che dunque non vincolerebbe in alcun modo l’applicabilità di quanto già previsto dall’articolo 9 della legge n. 189 del 2016.
Se i vertici Rai sono alla ricerca di cavilli vari per far fronte alla disperazione dei volti noti della tv, farebbero bene ad annotarsi che dopo la legge finanziaria del 2007, il legislatore è intervenuto nel tempo con altri quattro provvedimenti (legge n. 69 del 2009, decreto legislativo n. 165 del 2001, Decreto Ministeriale n. 166 del 2013 e legge n. 189 del 2016) che non hanno previsto alcuna eccezione circa l’applicabilità del tetto ai compensi delle star.
Per di più, alla luce di tali ulteriori norme che non richiamano in alcun modo la distinzione per le prestazioni artistiche prevista nella legge finanziaria del 2007, quest’ultima è da intendersi tacitamente abrogata dalla legge n. 189 del 2016, anche perché la nuova disciplina regola l’intera materia già prevista dalla legge anteriore, rendendola dunque implicitamente obsoleta (art. 15 preleggi).
Nel frattempo restiamo in attesa di ricevere dal Dg Rai la tanto attesa relazione sull’impatto che la misura in questione avrà sulle casse dello Stato e che proprio Dall’Orto aveva annunciato lo scorso 17 marzo durante l’audizione in Commissione Vigilanza Rai.
Se il governo è veramente intenzionato a difendere le star della tv pubblica, che a più riprese si stanno ergendo a paladini dei loro stessi compensi spropositati, è necessario un intervento normativo da parte del Parlamento”.