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UE: BRUNETTA, “DUE TRAPPOLE E UN RISCHIO PER ITALIA A PROSSIMO CONSIGLIO” (2)

 

consiglio europeo

 

“L’altra grossa trappola che l’asse franco-tedesco sta preparando all’Italia riguarda il completamento dell’Unione Bancaria, da attuarsi attraverso una maxi pulizia dei bilanci degli istituti di credito, soprattutto sulla parte relativa ai Non-performing loans (NPL). Anche in questo caso, l’accordo franco-tedesco è stato partorito nell’incontro di Mesemberg, dove Parigi e Berlino si sono accordati sulla necessità di introdurre l’obiettivo di ridurre i crediti deteriorati lordi al 5% e quelli netti al 2,5% dei prestiti totali detenuti in bilancio. Se tale proposta passasse, gli istituti italiani, che attualmente detengono NPL lordi per una quota pari all’11% e netti per una quota pari al 6%, dovrebbero fare uno sforzo enorme per rientrare nei parametri, con la quasi certezza che, per raggiungere l’obiettivo, si vedano costretti a ridurre l’ammontare dei prestiti a famiglie e imprese. Una scelta che verrebbe punita dai mercati finanziari attraverso un crollo dei corsi azionari, rendendo gli stessi istituti preda delle acquisizioni straniere. Che l’obiettivo della Francia sia quello di continuare nella sua campagna di conquista del risparmio italiano, già iniziato con le acquisizioni di Pioneer, rilevata da Amundi, e Banca Leonardo, rilevata da Credite Agricole, è cosa nota. Il prossimo obiettivo è quello grosso, la conquista totale di Unicredit, da far confluire in Société Générale. Da questo punto di vista, la Francia ha avuto la bravura di inserire Danielè Nouy alla guida della vigilanza della Banca Centrale Europea. In pieno conflitto di interessi, la Nouy è stata la più strenua propositrice della riforma degli NPL, in una ottica restrittiva, arrivando a scontrarsi con il governatore Mario Draghi e con il presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani, che ha rivendicato la competenza del potere legislativo su questo tema. Per il momento, il fronte italiano ha vinto la sua battaglia, ma le cose cambieranno inesorabilmente a partire dall’anno prossimo, quando i mandati di Tajani e Draghi scadranno. A quel punto, la Francia, che attualmente non detiene ruoli importanti all’interno dell’Unione, è pronta a lanciare l’assalto a queste due poltrone. A quel punto, troverebbe ben pochi ostacoli per far passare la riforma delle sofferenze bancarie, in una ottica a lei profittevole. Per il sistema bancario italiano sarebbe una catastrofe. Stranamente, nelle proposte franco-tedesche non figura nessun accenno alla questione dei titoli illiquidi, detenuti per il 75% dalle banche francesi e tedesche. L’Italia, su questo tema, non ha mai avanzato una proposta. In sintesi, se passasse il modello di unione bancaria proposta da Macron e Merkel, la condivisione del rischio ci sarebbe solo per questi due paesi. Quelli più deboli non sarebbero affatto garantiti, anzi, il risparmio dei loro cittadini sarebbe facilmente preda dei colossi franco-tedeschi”.