Per alcuni trattasi di delirio. Per altri di escamotage. Per altri ancora di possibile ancora di salvezza. Per me si tratta dell’ennesimo tentativo, estremo, di trovare una soluzione ad una vicenda che, da 3 anni, è ferma ad un punto di non ritorno. Non ritorno, appunto. Di questo si tratta. I nostri 2 fucilieri, oramai ‘tristemente’ famosi, Salvatore Girone e Massimiliano Latorre permangono tutt’oggi in stato di fermo in attesa di una decisione. Mentre Girone si trova fisicamente sul suolo indiano, Latorre è in Italia per proseguire la convalescenza dopo l’ictus che lo ha colpito nell’agosto scorso, ma destinato, a breve, a ripartire anch’egli, destinazione India.
La “proposta shock” arriva da Luigi Manconi, senatore Pd, Lucio Malan, senatore FI e da Franco di Maria Jayendranatha, avvocato induista: far condannare per omicidio colposo i due fucilieri di Marina, una sorta di condanna a tavolino. L’omicidio colposo, in assenza quindi di intenzionalità, è punito, in Italia come in India, con 5 anni di reclusione. I 2 ne sconterebbero la metà e, calcolando che 2 anni e mezzo sono già trascorsi abbondantemente, la condanna porterebbe alla tanto agognata libertà.
Su ‘Il Giornale’, Maria Giovanna Maglie, non usa mezzi termini nel bocciare l’iniziativa:
“È la riforma della giustizia all’italiana, tutti colpevoli, poi si svuotano le carceri, e dell’onore perduto chi se ne frega. Siccome io sono malpensante, mi viene anche in mente che sia un assist fornito gratis al governo Renzi. Il premier un anno fa inaugurò il suo incarico con pubblica telefonata ai due marò in India, con promesse rivelatesi fallaci. Le ha tentate tutte tranne quelle giuste, ha lasciato trapelare che era fatta altrettante volte, ora sta cercando vie traverse per chiudere l’accordo, pronto anche in questo a pagare di straforo chiunque in loco, pronto a tutto tranne che a iniziative internazionali limpide a schiena dritta. Un aiutino gli serve, devono essersi detti alcuni volenterosi … I tre pensatori auspicano che la loro idea venga presa in considerazione dai governi di Roma e Nuova Delhi «per risolvere finalmente il problema che, oltre ai due militari e alle loro famiglie, ha incrinato i rapporti fra i nostri Paesi». Si stanno dando da fare. Prima lo hanno fatto in un convegno tenuto al Senato, poi Manconi lo ha messo nero su bianco nel suo blog per Huffington Post , infine diciamo che ai due politici in queste ora tocca qualche insulto veloce via Twitter , magari da parte di chi da tre anni per i due fucilieri di marina si spende e fatica, e che non ha apprezzato quel che Manconi si sente di definire così: «E se uno scatto di fantasia e un lampo di immaginazione nell’irrigidito scenario delle relazioni internazionali risultassero più efficaci della consunta grammatica della tradizionale attività diplomatica? D’altra parte il George Smiley di John Le Carré non ricorreva mica alla geometrica potenza di chissà quale strategia dell’intimidazione, bensì – e con quali risultati – alle risorse più callide e sottili dell’invenzione intellettuale»”.
Tutto ciò avverrebbe scavalcando qualsiasi altra soluzione: l’arbitrato internazionale (ipotesi in piedi fin dal governo Letta), la possibilità di giudicare illegale un processo che si sta svolgendo India, laddove il fatto, è avvenuto – se è avvenuto, vedi in proposito http://www.freenewsonline.it/?p=13072 – in acque internazionali, un accordo tra i 2 governi, la considerazione dell’immunità di cui avrebbero dovuto godere i 2 fucilieri in missione. Non si tratterebbe di una vera soluzione, ma di mettere una dolorosa pietra sopra un tunnel buio, fatto di menzogne, errori e decisioni inspiegabili, 2 su tutte: la decisione di Mario Monti di rispedirli in India nel 2012 e la decisione di accettare la giurisdizione indiana sul caso.
Di certo un epilogo del genere non sarebbe un bene. Sarebbe un male. Ma se fosse il male minore?
Danilo Stancato
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