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10 APRILE. Servizi sociali per Berlusconi. L’orologio della (in)giustizia contro quello del popolo

 

ITALY POLITICS GOVERNMENT

 

Avevamo fatto i conti mentalmente con altri tipi di ostilità. Vista la “sintonia profonda” tra Berlusconi e Renzi eravamo sicuri, arcisicuri che tutto questo avrebbe scatenato una furia tremenda in chi non accetta la semplicità della democrazia, e rifiuta che il popolo abbia una capacità naturale di esprimere i propri leader.

 

A chi ci riferiamo?

 

Alla struttura di ferro e d’acciaio che ancora incatena il Partito democratico e ostacolerà in ogni maniera il trasloco in terreni chiaramente occidentali della casa. Ma questo è sin troppo palese che non c’è bisogno di trattare oltre l’argomento.

 

C’era un altro nemico, e ingenuamente ne avevamo dimenticato l’esistenza. Non ci vuole molto a capire chi sia. E perché sia uscito dall’apparente letargo solo ora.

 

“E’ risorto”, l’amaro grido  lanciato da Eugenio Scalfari in diretta tivù in casa dell’ancella dei pm, Lucia Annunziata, non è restato senza eco, e ha mosso, come il tuono genera valanghe himalayane, l’inerzia dell’ordine giudiziario fattosi strapotere mastodontico. Non si identifica con questa o quella persona (sia scritto agli atti), ma si incarna or qui or là in questa o quella figura di magistrato, specie se di Magistratura poco Democratica.  Inesorabile come la deriva dei continenti,  sta puntando di nuovo verso Arcore con tutto il suo apparato di carte, giornali al seguito e politici di complemento.

 

Deve esserci un tom tom nascosto come una cimice sotto le scrivanie dei Palazzi di giustizia; un navigatore elettronico e togato programmato per individuare e inseguire Berlusconi quando qualche vedetta giornalistica riferisca nelle stanze dagli alti soffitti  che è ancora vivo e si muove.

 

Per capire di che si tratta scriviamo una data: 10 aprile. Mettiamola da parte un attimo.

 

Scriviamone ora un’altra: 25  maggio, domenica. Ci saranno le elezioni europee.

 

Il 10 aprile dunque è più o meno la data in cui comincia – giusto 45 giorni prima dell’apertura delle urne – la campagna elettorale.

 

Esce oggi, guarda un po’, che quel giovedì 10 aprile si terrà al Palazzo di giustizia di Milano, l’udienza per decidere i termini della assegnazione del Presidente Berlusconi ai servizi sociali. Limitazioni, luogo, modi con cui sarà applicata la sentenza di (ingiusta e infame) condanna stabilita da quella Corte estiva di Cassazione, messa su apposta come un patibolo.

 

Come si fa a negare l’evidenza dell’esistenza di una sincronia perfetta e diabolica tra vita politica e azione giudiziaria?  Noi ne saremmo incantati, se la cosa riguardasse un romanzo di fantascienza ambientato in un pianetino scoperto dall’Enterprise. Ma è l’Italia. Ed è una cosa inaudita. Dopo un golpe se ne annuncia un altro?

 

Mettiamoci punti di domanda, ma più che dubbi vogliono essere segnali di allarme, ma non sappiamo a chi mandarli, visto che chi dovrebbe garantire l’ordinato esercizio e il primato della “sovranità popolare” (art.1 della Costituzione) sembra occuparsi più di custodire un governo senza maggioranza, difendere questo o quel ministro, piuttosto che tutelare il bene supremo della democrazia.

 

PER APPROFONDIMENTI, CONSULTA: “IL MATTINALE – 21 gennaio 2014”