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CAOS GIUSTIZIA. A Milano vige l’obbligatorietà del pm Boccassini contro Berlusconi. Sfregiando le procedure. Che ne dice il Presidente Napolitano, Presidente del Csm? Più fumus persecutionis di così…

 

ITALY POLITICS GOVERNMENT

La Procura di Milano è oggi in gran spolvero, con la conferenza stampa che vede fianco a fianco in diretta tivù, il procuratore capo Edmondo Bruti Liberati e l’aggiunta Ilda Boccassini. Sorridentissimi per numerosi arresti in ambito Expo.

 

Immagine lucente, ma sotto la corazza argentea della legalità dura e pura, la biancheria che adesso sta esaminando il Consiglio superiore della magistratura non ha lo stesso lindore.

 

Qualcosa di poco trasparente è alla fine stato ammesso dal medesimo Bruti Liberati.

 

Vale a dire un procuratore aggiunto non ha condiviso questa inchiesta, non ha firmato: insomma – si scusi il francesismo – ha piantato casino su questo modo di fare, caratterizzato da strani protagonismi. E se ne erano avuti sentori sin dalle settimane scorse, quando un malloppo di contestazioni è stato portato all’attenzione del Csm non da un “laico” ma da una toga, anzi da una toghissima, che ha svelato come il caos regni a Milano.

 

Un caos che però, quando c’è di mezzo Berlusconi, ci vede benissimo, e colpisce usando le armi specialistiche, i tiratori scelti. Anche se i ruoli e le tabelle assegnerebbero altri magistrati all’indagine.

 

E qui siamo alla patata bollente o rossa che dir si voglia.

 

In una deposizione del Procuratore generale di Milano, Manlio Minale, salta fuori una verità che la dice lunga sulla attitudine manovriera in senso antiberlusconiano della Procura di Milano.

 

È accaduto quando Bruti Liberati ha messo l’inchiesta cosiddetta Ruby nelle mani di Ilda Boccassini,  sua storica arcinemica e principale accusatrice nelle aule di Tribunale sin dal caso Ariosto.

 

Stavolta non è solo questione di una prassi antipatica, ma alla fine ahinoi consuetudinaria: quella per cui personaggi grossi finiscono nelle mani di pm grossi, abituati ai riflettori. In questo caso, la faccenda palesa uno sbrego delle regole procedurali.

 

Siamo al pm ad personam, al pm specializzato contro Berlusconi. 

 

Infatti la Boccassini, secondo Minale, ha interrogato un teste decisivo per l’inchiesta, senza avere “la titolarità del fascicolo”, ma – a quanto pare – sulla base di un consenso informale, espresso solo verbalmente, del procuratore Bruti Liberati.

 

Il tutto – secondo il procuratore aggiunto, Alfredo Robledo, che ha denunciato le anomalie – sarebbe una prassi anomala e suscettibile di provvedimenti disciplinari.

 

Tutto questo getta molte ombre. Come sappiamo in Italia esiste l’obbligatorietà dell’azione penale nella Costituzione formale, in quella materiale dev’esserci anche, per Berlusconi, l’obbligatorietà del pm Boccassini.

 

Che ne dice il Presidente Napolitano, Presidente del Csm? Non è una prova di fumus persecutionis? Più di così…

 

 

La Procura di Milano è oggi in gran spolvero, con la conferenza stampa che vede fianco a fianco in diretta tivù, il procuratore capo Edmondo Bruti Liberati e l’aggiunta Ilda Boccassini. Sorridentissimi per numerosi arresti in ambito Expo.

 

Immagine lucente, ma sotto la corazza argentea della legalità dura e pura, la biancheria che adesso sta esaminando il Consiglio superiore della magistratura non ha lo stesso lindore.

 

Qualcosa di poco trasparente è alla fine stato ammesso dal medesimo Bruti Liberati.

 

Vale a dire un procuratore aggiunto non ha condiviso questa inchiesta, non ha firmato: insomma – si scusi il francesismo – ha piantato casino su questo modo di fare, caratterizzato da strani protagonismi. E se ne erano avuti sentori sin dalle settimane scorse, quando un malloppo di contestazioni è stato portato all’attenzione del Csm non da un “laico” ma da una toga, anzi da una toghissima, che ha svelato come il caos regni a Milano.

 

Un caos che però, quando c’è di mezzo Berlusconi, ci vede benissimo, e colpisce usando le armi specialistiche, i tiratori scelti. Anche se i ruoli e le tabelle assegnerebbero altri magistrati all’indagine.

 

E qui siamo alla patata bollente o rossa che dir si voglia.

 

In una deposizione del Procuratore generale di Milano, Manlio Minale, salta fuori una verità che la dice lunga sulla attitudine manovriera in senso antiberlusconiano della Procura di Milano.

 

È accaduto quando Bruti Liberati ha messo l’inchiesta cosiddetta Ruby nelle mani di Ilda Boccassini,  sua storica arcinemica e principale accusatrice nelle aule di Tribunale sin dal caso Ariosto.

 

Stavolta non è solo questione di una prassi antipatica, ma alla fine ahinoi consuetudinaria: quella per cui personaggi grossi finiscono nelle mani di pm grossi, abituati ai riflettori. In questo caso, la faccenda palesa uno sbrego delle regole procedurali.

 

Siamo al pm ad personam, al pm specializzato contro Berlusconi. 

 

Infatti la Boccassini, secondo Minale, ha interrogato un teste decisivo per l’inchiesta, senza avere “la titolarità del fascicolo”, ma – a quanto pare – sulla base di un consenso informale, espresso solo verbalmente, del procuratore Bruti Liberati.

 

Il tutto – secondo il procuratore aggiunto, Alfredo Robledo, che ha denunciato le anomalie – sarebbe una prassi anomala e suscettibile di provvedimenti disciplinari.

 

Tutto questo getta molte ombre. Come sappiamo in Italia esiste l’obbligatorietà dell’azione penale nella Costituzione formale, in quella materiale dev’esserci anche, per Berlusconi, l’obbligatorietà del pm Boccassini.

 

Che ne dice il Presidente Napolitano, Presidente del Csm? Non è una prova di fumus persecutionis? Più di così…