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GOVERNO. Il patto profondo che fa tremare il mondo. Attenti ai nemici ma anche ai falsi amici di Renzi

 

BERLUSCONI RENZI

 

Berlusconi nelle cronache e nei commenti di questi giorni appare come un tale che dovrebbe fare salti di gioia per la grazia ricevuta da Renzi. Da qui il godimento esplicito degli autori di questa panzana, per l’intervento immediato dell’autorità giudiziaria, che fissando e comunicando la data del 10 aprile per l’udienza in cui si deciderà sui servizi sociali per il “condannato” Berlusconi, vuole sconfessare quanto accaduto sabato 18 gennaio e impedirgli l’esercizio del suo ruolo di leader.

 

Questa ala marciante della magistratura lo vuole squalificare per invasione di campo e annullare il suo goal retroattivamente. A loro sta bene che il presidente Berlusconi reciti la parte della vittima, tollerano le sue proteste persino, ma guai se prova ancora a cambiare l’Italia.

 

Com’è palese, è il super-ultra-potere giudiziario che esce dalle righe della Costituzione, e anzi la straccia, invadendo il campo della politica e impendendo al popolo italiano di lasciarsi esprimere da chi vota e ama.

 

Non è Berlusconi ad aver ricevuto una grazia. Neanche lui ha fatto la grazia a Renzi, intendiamoci. Ha dato la mano e la darà a chi la merita. In questo caso Renzi.

 

Le falsificazioni al riguardo hanno una triplice sorgente: 1) I nemici di Berlusconi, 2) I nemici di Renzi. E fin qui siamo all’ovvio.  Ma ce n’è una terza, in similpelle: 3) Sono i neoamici di Renzi, che però vogliono liquidare la “profonda sintonia” tra i due come un affare tattico, un gioco di furbi per eliminare chi sta loro sulle scatole (Berlusconi), pensando di manipolare Renzi a piacimento. Sono quelli di “Repubblica”, per intenderci.

 

 

Sono i più pericolosi, costoro. Avvelenano i pozzi. L’intesa tra Berlusconi e Renzi è autentica e profonda. Ancorata non alle tecniche elettorali o a questa e quella riforma, ma a una identica repulsione per l’ideologia del Nemico da abbattere.

 

Non ne vogliono più sentir parlare di guerra civile, e tanto meno ne vogliono più essere protagonisti e/o vittime. Vogliono bene a questo benedetto popolo italiano. Sanno che non gli è connaturato l’odio come categoria politica.

 

Intanto arriva una bella scoppola in testa al Pd giustizialista e manettaro, quello paonazzo come Epifani, quello che ha poi votato la decadenza al Senato di Berlusconi. Il giudice di Berlino, pardon di Strasburgo, ha accettato come ammissibile il ricorso di un consigliere di centrosinistra non ammesso alle liste in base ad una interpretazione retroattiva della Severino. Ne vedremo delle belle.

 

Intanto ci permettiamo una osservazione. Basta su due numeri: 92 (milioni), contro 85 (milioni). Sono il magazzino di schede elettorali intestate le prime  a Berlusconi dal 1994 ad oggi, e le seconde agli svariati leader della sinistra: da Occhetto, a Prodi, a Rutelli, a Veltroni eccetera. 92 milioni di volte singole persone hanno scelto di indicare lui per l’Italia e per l’Europa.

 

Qualcuno che dunque è la massima risorsa della democrazia italiana. Questo fa apparire, nella luce di speranza, suscitato in questi giorni, stantìo, muffo, surreale, patologico, alieno l’ingresso di magistrati e sentenze che cercano di impedire l’evoluzione positiva della nostra storia italiana.

 

Logico che certi magistrati, che hanno prodotto e beneficiato l’odio di classe contro i moderati, oggi estraggano le loro spade rosse.

 

Capiamo meno, molto meno, il remare contro questa incisività del loro amato (?) Presidente da parte di Alfano e dei suoi, oggi più che mai – salvo sempre sperati ripensamenti – complici del riflusso di acidità antiberlusconiana.

 

PER APPROFONDIMENTI, CONSULTA: “IL MATTINALE – 22 gennaio 2014”