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SENATO. Il porto delle sabbie. Dove Renzi porta a morire gli elefanti che crea e poi seppellisce. Il catalogo di tutte le finte riforme di Matteo Perón

 
 

RIFORME

Elenchiamo qui, sicuri di dimenticare qualche altro aeroplanino di carta,  le riforme opportunamente destinate da Renzi al Porto delle sabbie, alias Palazzo Madama. Quando qualcosa arriva lì, sicuro che non si muove più.

 

1)   La legge di Riforma del Senato. Anzi, per dir meglio, l’ukaz governativo che ne ordina l’autosoppressione. Esistono resistenze che  attengono all’istinto di sopravvivenza. Ma anche al decoro. Va be’ morire, ma come si fa a lasciare il posto a quello che Luciano Violante definisce “un dopolavoro”? Questo spiega il coagularsi intorno a molti senatori del Partito democratico di progetti alternativi a quello da ricreazione romana di sindaci, governatori  più intellettuali nominati dal Quirinale. L’incredibile Maria Elena Boschi, forse identificandosi un po’ troppo nella réclame di Virna Lisi per cui con quella bocca può dire ciò che vuole, sostiene che il disegno di legge costituzionale a firma di Renzi e sua ha addirittura una “maggioranza schiacciante” . E allora perché non va avanti?

 

2)   L’Italicum. È avvolto nella nebbia, e sembra lo spettro di Banquo. Appare solo per spaventare Renzi che non vuole sentirne parlare e non ha  nessuna intenzione di evocarlo. La sua promessa di mantenerlo intatto e con le stesse forme di quando uscì dalla Camera è impossibile da mantenere. La solita minoranza del Pd più Ncd e Scelta civica sono pronti a sfogliarlo come una verza. Destino segnato, resta interrato.

 

3)   Jobs Act. La famosa legge delega, anzi fumosa, fumosissima, proposta come urgentissima è galatticamente lontana anche dalle soglie minime della prima discussione. Poletti per dire che non si farà mai la posticipa a metà 2015. Quando il lavoro in Italia, se Renzi procede così, sarà morto.

 

4)   Decreto Poletti sulla flessibilità del lavoro. Quanto stiamo dicendo sta accadendo in diretta televisiva. Uno scempio della buona fede, una immoralità  conclamata, un gioco di numeri, senza che il Capo dello Stato (per ora…) intervenga. Che succede infatti? Renzi propone e avrà la fiducia dalla Camera (dove ha una maggioranza ciclopica) su un provvedimento nel quale nessuno ripone fiducia. Illegalità patente. Se non altro è un’offesa alla lingua italiana.  Siamo alla dialettica marxista, alla destrutturazione di Derrida in salsa fiorentina, per cui fiducia vuol dire sfiducia, dunque intanto si vota fiducia, in attesa di una fiducia che al Senato non ci sarà, ma neanche una sfiducia, perché tutti i decreti muoiono come sogni all’alba del Senato.

Quel decreto non piace al ministro Poletti, che se l’è visto stravolgere dalla Cgil che ha la maggioranza nel Pd. Il Ncd è contrarissimo a questi cambiamenti. Ma così contrario, che infatti li vota, in attesa che cambino al Senato. Ma lì sarà pure peggio, perché la Cgil a Palazzo Madama è ancora più forte.

Le “parallele convergenti” o “convergenze parallele” di Moro avevano almeno il fascino del paradosso linguistico. E l’Italia allora marciava, la politica garantiva libertà e non riusciva a ingabbiare lo sviluppo economico.

Qui invece siamo al dilettantismo inconcludente, che vuole passare per rapido ed invisibile come i sommergibili mussoliniani, ma sta portando l’Italia a schiantarsi. Altro che far chiudere il Senato, se va avanti, oltre che insabbiare le leggi, strozzerà l’Italia. Meno male, è il caso di dirlo e ridirlo, che Silvio c’è.

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