“Per analizzare i dati sulla partecipazione al voto del referendum sulle trivelle, e cominciare a ragionare, in prospettiva, sulle implicazioni che questo risultato avrà in relazione al prossimo referendum costituzionale di ottobre è utile ricordate i dati dell’ultimo referendum confermativo, svoltosi nel 2006 sulla riforma della Costituzione portata avanti dal governo Berlusconi.
In quell’occasione, 25 e 26 giugno 2006, parteciparono al voto poco più di 26 milioni di aventi diritto, il 52,46% del corpo elettorale. Vinse il ‘no’ con 15.783.269 voti (il 61,29%), mentre i ‘sì’ raccolsero 9.970.513 preferenze (il 38,71%).
Quel referendum fu vinto con oltre il 61%, poteva essere vinto anche con il 51%, e quindi con poco più di 13.300.000 voti. Considerando una buona affluenza per un referendum che comunque non aveva bisogno del raggiungimento del quorum. Possiamo dunque affermare, in un ragionamento comparativo serio, che al prossimo referendum costituzionale di ottobre, per vincere basteranno poco più di 13 milioni di voti.
Al referendum sulle Trivelle di quest’oggi, considerando anche una campagna mediatica senza precedenti del presidente del Consiglio Renzi che ha invitato all’astensione, la quasi totalità dei votanti molto probabilmente voterà ‘no’ al referendum confermativo di ottobre. I votanti di oggi sono per la stragrande maggioranza contro il premier e contro il governo Renzi.
Alle 19 aveva votato poco più del 23% degli aventi diritto, quasi 12 milioni di cittadini, 12 milioni di italiani che non hanno dato ascolto ai diktat di Renzi e si sono recati alle urne per esprimere un loro diritto-dovere. Alle 23 questi 12 milioni sono diventati 15-16 milioni: lo stesso numero di elettori che nel 2006 disse ‘no’ alla riforma Berlusconi.
Abbiamo uno zoccolo duro di 15-16 milioni di cittadini, tutti potenziali voti contro Renzi al referendum costituzionale, quello della vita per il segretario-premier. Si parte da qui, da questa partecipazione, da questa disobbedienza, per costruire la vittoria del ‘no’ ad ottobre”.